Il frutto del ricordo: rituale per la notte di Ognissanti.

Fra i doni della terra tipicamente autunnali c’è la mela. Dove vivo si finisce di cogliere questo frutto (almeno le varietà più ‘tardive’) negli ultimi giorni di settembre e si utilizza moltissimo nei dolci tipici di questo periodo.
Nella magia tradizionale la mela è ‘onnipotente’ (passatemi il termine, ma è per rendere bene il concetto che vi voglio esprimere): così comune, eppure i suoi usi sono infiniti. Ha innumerevoli correlazioni e applicazioni magiche in tutto il mondo. La mela riveste un’importanza significativa anche nelle credenze folkloristiche, religiose e mitologiche. È un frutto che è stato storicamente utilizzato nelle offerte invocative a molte divinità e ha acquisito una certa ‘infamia’ simbolica. Dal suo utilizzo nella magia della fertilità e dell’amore alla sua associazione con la morte e l’immortalità, sembra esserci ben poco che la mela non possa fare.
Nella tradizione occidentale, la mela è il frutto della consapevolezza: quello che apre gli occhi sull’esistenza, sul bene e sul male, sull’eterno ciclo della vita e della morte.
Ma questa non è solo una simbologia “biblica”: è molto più antica.
Gli antichi Celti la consideravano il frutto dell’Aldilà. Nel mito di Avalon (il nome stesso significa Isola delle Mele) le sacerdotesse accompagnavano le anime dei morti verso la rinascita, nutrendole con mele magiche che donavano la memoria e la pace. Mordere una mela significava accettare il mistero della trasformazione, entrare nel ciclo del ritorno.
Nel cuore di ogni mela si nasconde una stella a cinque punte, simbolo dell’uomo e dei cinque elementi.
Quando la si taglia in orizzontale, nel suo cuore appare una stella a cinque punte, il pentacolo naturale della vita: i cinque elementi, le cinque direzioni, il microcosmo umano.
Questo pentacolo non è un simbolo di separazione, ma di unione fra il mondo materiale e quello spirituale.
La mela, dunque, è una chiave: apre la conoscenza interiore, richiama la memoria ancestrale e permette di comunicare con ciò che vive oltre la soglia del visibile.
Per questo, nella notte di Ognissanti (quando il velo tra i mondi si fa sottile) la mela diventa il frutto ideale per riconnettersi con le proprie radici, nutrire la memoria e trasformare il ricordo in luce.
Offrire una mela in questa notte è un gesto di comunione con coloro che ci hanno preceduti, un modo per dire: “Ricordo chi sono, perché porto in me la vostra eredità.”
Recuperatevi, se volete realizzare questa pratica, il seguente materiale:

  • Una mela rossa (simbolo del sangue e della vita)
  • Una candela bianca
  • Una foto, un oggetto o un nome scritto su carta di chi volete ricordare / contattare
  • Un piccolo piattino
  • Un pizzico di cannella o miele (come offerta)
  • Incenso di mirra o salvia per purificare lo spazio
  • Un supporto che vi possa fare da supporto / altare
  • Un accendino

Questo rituale è pensato per la notte di Ognissanti (quella fra il 31 ottobre e il primo novembre) ma potete realizzarlo anche quando la vostra nostalgia nei confronti di chi è passato al di là della strada si fa sentire. Sarà, comunque, un momento di comunione speciale in cui la vostra anima e quella dei vostri cari defunti si accarezzeranno.
Preparate con cura il vostro spazio di lavoro, dedicandolo il più possibile ai vostri antichi.
Fate silenzio fuori e dentro di voi e accendete la candela bianca, lasciando che la fiamma sia l’unica fonte di luce, simbolo della vita che arde anche oltre la morte.
Pulite l’ambiente dovi vi trovate bruciando un po’ di salvia o d’incenso, pronunciando queste parole (o simili):

“Purifico questo luogo e lo consacro al ricordo.”

Tagliate la mela in orizzontale, in modo da rivelare la stella nascosta nel suo cuore. È il simbolo del portale che unisce i mondi visibile e invisibile.
Ponete una metà della mela sul piattino davanti alla candela. Sull’altra metà, spolverate un po’ di cannella o versate qualche goccia di miele.
Accanto alla mela, così tagliata, disponete la foto, gli oggetti o il biglietto con i nomi dei vostri antenati.
Ora mettetevi comodi e chiudendo gli occhi respirate profondamente.
Immaginate di essere in un giardino notturno, illuminato solo dalla luna.
Visualizzate davanti a voi un sentiero che si apre fra gli alberi, e in fondo a esso una luce accogliente. È la presenza dei vostri antenati che si avvicina.
Non guardate il tempo, fatevi trasportare dalle presenze e non abbiate paura. Al termine, quando vi sentite pronti potete pronunciate queste parole o simili (particolarmente in questo caso, sentitevi veramente liberi a dire parole che vi sgorgano dal cuore tenendo quelle che vi propongo come traccia).

“A voi che mi avete preceduto, porto il mio amore e la mia gratitudine.
In questa notte di ricordo, vi invito accanto a me,
perché i vostri nomi non svaniscano,
e la vostra presenza continui a fiorire nel mio cuore.”

Rimanete in silenzio per qualche minuto, ascoltando con tutto voi stessi. Forse percepirete un profumo, una brezza o un pensiero improvviso… e il modo in cui gli antenati comunicano.
Quando ritenete di chiudere il contatto, ringraziate gli spiriti per la presenza e dite queste parole (o simili)

“La soglia si vela, ma il cammino resta tracciato.
Le ombre tornano al silenzio,
e il mio spirito ne serba l’eco.”

Portate la mela all’esterno, sotto un albero o in un luogo naturale, come offerta alla terra e agli spiriti benevoli. In questo rituale, la mela diventa il cuore stesso del legame tra vivi e defunti: ciò che cade dalla terra torna alla terra, ma porta in sé i semi della memoria.
La conclusione di questo rituale è un gesto semplice, ma profondamente magico, capace di risvegliare la gratitudine e il senso di appartenenza.
La candela può essere lasciata bruciare fino a spegnersi da sola ( mi raccomando, al solito, la sicurezza).

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