La magia della mimosa: il rituale della fioritura invernale

Questi giorni di Marzo sono indissolubilmente legati alla mimosa, in particolare l’8 Marzo, la giornata internazionale della donna.
Ma, come spesso accade, prima di entrare nel vivo del piccolo rituale oggetto di questo articolo, il vostro Haimi ama ‘passeggiare’ nella storia.
L’usanza di regalare la mimosa, l’8 marzo, è nata in Italia nel 1946, nell’immediato dopoguerra. L’UDI (Unione Donne in Italia), guidata da figure storiche come Teresa Mattei e Rita Montagnana, cercava un simbolo per la prima vera Festa della Donna. Scartarono fiori costosi o elitari e scelsero la mimosa per tre motivi molto concreti:
Il tempismo: È uno dei pochissimi fiori che sboccia spontaneamente tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, sfidando gli ultimi geli invernali.

  • L’accessibilità economica: In un Paese da ricostruire, serviva un fiore “povero” e alla portata di tutti. La mimosa cresceva selvatica in gran parte d’Italia, costava pochissimo e azzerava le differenze di classe sociale.
  • La resilienza: Ha un aspetto piumoso e all’apparenza fragile, ma botanicamente è una pianta pioniera robustissima, capace di radicare e prosperare nei terreni più ostili e difficili.

Nella magia naturale, la mimosa non è un simbolo di fragilità, bensì di straordinaria resilienza. È una pianta governata dall’energia del Sole: fiorisce alla fine dell’inverno, sfidando il gelo per annunciare il ritorno della luce. Il suo colore giallo vibrante è collegato al Plesso Solare, il centro energetico della volontà, dell’autostima e dell’indipendenza.
Fatta questa piccola introduzione, sgombro subito il campo da malintesi: questo lavoro non serve a celebrare genericamente la “festa della donna” (potete eseguirlo, assolutamente in qualunque occasione lo ritenete) né ad addolcire le relazioni. Serve a tracciare un confine psicologico ed energetico invalicabile.
Quante volte vi sentite prosciugate dall’ambiente di lavoro, dalle richieste familiari o da persone che pretendono tutto il vostro tempo e le vostre energie? La mimosa fiorisce al gelo proprio perché trattiene la sua forza vitale all’interno, senza disperderla a vuoto.
Questo rito serve esattamente a questo: a riprogrammare il vostro inconscio per smettere di sprecare il vostro “calore” con chi vi raffredda. È un atto pratico, basato sul tatto e sull’intento, per imparare a dire “no” senza sensi di colpa e recuperare le energie che avete lasciato in giro.
Recuperatevi il seguente materiale.

  • Un rametto di mimosa fresca.
  • Una candela gialla o bianca (simbolo di luce e centratura).
  • Una piccola ciotola (di ceramica, vetro o legno, non di plastica).
  • Un ripiano che possa farvi da supporto / altare
  • Un accendino

Questo genere di rituali non prevedono giorni, lunazioni, od ore particolari per essere eseguiti; vanno fatti quando si hanno momenti di quiete in modo da avere il tempo giusto da dedicare e ovviamente voglia, energia e convinzione.
Per prima cosa posizionate la candela al centro del vostro ‘altare’ e posizionatevi, comodi, davanti a essa.
Prendetevi qualche istante per fissare la fiamma e visualizzare il vostro baricentro energetico (all’altezza dello stomaco) che si scalda e si espande. Siete qui, facendo questo rituale, per rivendicare il vostro spazio.
Prendete il rametto di mimosa. Iniziate a staccare delicatamente i piccoli pallini gialli dal ramo, facendoli cadere nella ciotola. Per ogni fiorellino che staccate, dichiarate mentalmente (o a bassa voce) un frammento della vostra energia che state recuperando, o un confine che state ripristinando.
Ad esempio: “Il mio tempo”, “La mia voce”, “Il mio spazio”, “Il mio diritto di dire no”.
Questa azione ripetitiva bypassa la mente logica e imprime l’intento direttamente nell’inconscio. State letteralmente “raccogliendo” i pezzi del vostro potere personale.
Quando avete riempito il fondo della ciotola, mettete da parte il ramo spoglio. Appoggiate le mani a coppa attorno alla ciotola, sentendo la consistenza dei fiori. Guardate la fiamma della candela e dichiarate con fermezza:

“Come questo fiore spezza il gelo, la mia volontà spezza ciò che mi limita.
Nessun inverno può fermare la mia primavera.
La mia energia mi appartiene.”

Lasciate consumare la candela (in sicurezza, mi raccomando). Lasciate seccare i fiorellini di mimosa nella ciotola per qualche giorno. Una volta essiccati, non buttateli: diventeranno il vostro “ancoraggio”. Mettetene un pizzico nel portafoglio, nella borsa o nella tasca del cappotto. Ogni volta che li toccherete nei mesi a venire, il vostro cervello richiamerà immediatamente la sensazione di solidità, confini netti e assertività creata durante il rito.
Potete ovviamente arricchire questa pratica come meglio credete; potete richiamare le energie e la benevolenza di una vostra forza spirituale di riferimento, integrarla con la vibrazione di qualche cristallo che sentite particolarmente a voi consono.. etc.

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