L’elleboro

Lo splendido fiore dell’elleboro è uno dei pochi a sbocciare durante l’inverno, quando il pallido sole di dicembre, gennaio e febbraio scalda timidamente la terra nelle giornate più serene.
Per questo motivo è conosciuto anche come ‘Rosa di Natale’ perché l’aspetto ricorda molto quello della rosa canina.
In realtà il suo nome scientifico è Helleborus niger (elleboro nero) ma questo nome non dipende al colore del fiore che spesso ha petali bianchi con sfumature rosa, bensì dal colore della radice. Si tratta di una pianta resistente al freddo (infatti fiorisce nel periodo di Natale) e, in Italia, nasce anche in maniera spontanea.
L’elleboro è una pianta molto interessante con cui lavorare; nonostante la sua tossicità (di cui parlerò più avanti) è tradizionalmente un ottimo alleato magico.
L’elleboro è tipicamente sotto il dominio di Saturno, ma ha anche alcune qualità di Marte.
Lo spirito dell’elleboro è antico ed enigmatico, rappresenta un guardiano strano e ultraterreno.
L’elleboro è associato alla magia cerimoniale; era spesso incluso nelle ricette di fumigazione dell’incenso per evocare e comandare gli spiriti e lanciare alcuni degli incantesimi più infausti e maligni.
Agrippa associa l’Elleboro alla stella fissa Algol nella costellazione della Medusa.
L’elleboro ha, in effetti , nell’uso della pratica magica un’energia molto simile a l’archetipo associato alla figura mitologica di Medusa.
Questo fiore viene, infatti utilizzato principalmente nei riti che hanno come fine ultimo quello di annientare e condurre a ‘miti’ consigli nemici ed avversari; gli si accredita il potere di incutere timore e di paralizzare energie e volontà.
Ci sono tracce di antiche pratiche che fanno uso dell’elleboro per, letteralmente, ‘rubare’ le energie e le potenzialità di una malcapitata persona, portando a compimento veri e propri atti di vampirismo energetico. (Nel mio prossimo manuale dedicato alla magia nera, che vedrà la luce per fine anno, ne troverete un approfondimento).
È una pianta molto semplice da coltivare in quanto è piuttosto resistente e piuttosto facile da curare, versatile e capace di adattarsi a diversi climi e suoli, anche nella nostra penisola.
Essendo una pianta da sottobosco in natura, non ama molto il sole, se non quello di primo mattino.
L’elleboro predilige un terriccio poco acido e costantemente umido, ma non troppo bagnato. Quindi, via libera ad annaffiature frequenti nei mesi caldi, ma stando molto attenti a non bagnare troppo durante i mesi più rigidi.
L’elleboro non necessita di frequenti interventi di concimazione. Una o massimo due volte l’anno è di norma più che sufficiente. La fioritura avviene tra dicembre e gennaio, per cui è un’ottima pianta per avere fiori bellissimi in pieno inverno.
Fin da tempi antichi, l’elleboro nero era considerato un rimedio straordinario nella cura delle malattie mentali, ed era visto come vero e proprio rimedio contro la follia. La mitologia greca, infatti, narra che Ercole guarì dalla pazzia grazie all’elleboro e che il pastore Melampo, curò la follia delle figlie di Preto e Argo con il latte della capre che ne avevano mangiato le foglie.
Con i passare dei secoli l’elleboro si diffuse come rimedio per la cura delle malattie cardiache, soprattutto senili.
A parte quanto detto qui sopra, come ho già accennato, tutte le parti della pianta, radici comprese, sono tossiche e altamente irritanti sia per l’uomo che per gli animali.
Vista la tossicità della pianta, è sempre utile evitare il contatto diretto e maneggiare i fiori con cura, magari servendosi di guanti.
L’ingestione o l’assunzione di foglie o fiori di elleboro possono causare patologie gravi e, in alcuni casi, indurre alla morte.
Ma benché tossiche, le piante di elleboro sono ricche di alcaloidi, che lo rendono una delle piante officinali cardiotoniche e purganti più utilizzate in erboristeria.
La scienza moderna ha confermato, anche, le proprietà narcotiche contenute nell’elleborina, il principio attivo prevalente in questa pianta.
Ribadisco che la pianta dell’elleboro, sebbene di gradevole aspetto e di grande efficacia per le già citate virtù cardiotoniche, non è assolutamente da considerarsi un rimedio casalingo per preparare infusi o tisane.
I preparati, che prevedono l’utilizzo dei principi attivi dell’elleboro, devono provenire solo e soltanto dell’industria, controllata e sicura, medica ed erboristica.

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