Benedetto XVI: la simbologia della data della morte.

In questo articolo unisco due interessanti riflessioni sull’evento che ha ‘marchiato’ nella storia la fine del 2022: la morte del 256° papa, Joseph Aloisius Ratzinger.
Il primo cerca di designare il grande significato simbolico della data della morte, l’altro riporta la traduzione esatta da latino della ‘Declaratio’ con cui Papa Benedetto XVI ha lasciato vacante il ‘soglio petrino ‘ non rinunciando, secondo molti osservatori, al suo essere il legittimo Papa.
Gli articoli a cui mi sono riferito li trovate sull’edizione on line del quotidiano ‘libero’.

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Il Santo Padre Benedetto XVI è tornato alla casa del Padre e sarà ricordato come uno dei più grandi pontefici della storia.
Dal 31 Dicembre, la sede romana non è più impedita, ma è VACANTE, cioè in attesa di un nuovo papa.
Benedetto XVI, si è spento all’età di 95 anni dopo una lunga malattia. Nei giorni scorsi si erano rincorse le voci su un peggioramento del suo stato di salute, e Papa Francesco aveva invitato il mondo a pregare per Ratzinger. Oggi l’annuncio della morte. Ma il decesso di Papa Ratzinger è avvenuto in una data particolare, l’ultimo giorno di questo anno, il 2022. Ratzinger si è spento il 31/12/22. Una data e delle cifre piene di significati nascosti che dicono molto sulla figura storia di questo Pontefice, l’unico dopo Celestino a fare il gran rifiuto lasciando il soglio di Pietro. per capire cosa ha rappresenta questa morte che addolora milioni di cristiani in tutto il mondo, bisogna partire dal primo numero, il 31.
Questo numero corrisponde alla parola ebraica “el”, “Dio”. La “gloria del Signore” si mostra agli israeliti proprio 31 giorni dopo l’esodo dall’Egitto. Ma la simbologia legata alla morte del Papa non finisce qui. Poi c’è il 12: nelle religioni bibliche, dodici è il numero dei figli di Giacobbe/Israele e dai patriarchi discendono le 12 tribù di Israele.
E ancora: 12 è il numero dei profeti minori biblici e il ritrovamento di Gesù nel Tempio avviene all’età di 12 anni. Inutile poi ricordare i 12 apostoli del Messia, ma anche il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci: le ceste sono 12. Nell’Apocalisse di Giovanni, al versetto 12, appare “un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”.
La Gerusalemme celeste ha 12 porte e nelle stazioni della Via Crucis, la dodicesima è quella della morte di Gesù. Poi c’è il numero 22, e anche questo è denso di significati nella numerologia cristiana: 22 è il numero dei capitoli dell’Apocalisse di S. Giovanni.
La data della morte del Papa dunque ha alcuni significati che ricongiungono Ratzinger al suo percorso affrontato nella Chiesa. Un Papa che ha messo al centro del suo cammino la difesa della cristianità davanti alle incognite di un futuro senza più tradizioni e valori.
Di seguito vi riporto la storica Declaratio, con cui Ratzinger si accomiata dal potere papale (non rinunciando ad essere Papa), correttamente tradotta dal latino.

Carissimi Fratelli,

vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il munus petrino (1) .
Sono ben consapevole che questo munus, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando (2).
Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo (3), è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministerium a me affidato (4).
Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministerium (5) di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, (6) la sede di Roma, la sede di San Pietro, (vacet) resterà vuota (7) e dichiaro che dovrà essere convocato il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice da parte di coloro ai quali compete (8).
Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice (9).
Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio (10).

1) Compare il munus petrino, l’investitura divina di pontefice, ’l’essere papa’, come da ultima versione del Diritto canonico del 1983. L’esercizio del munus si chiama ministerium, ed equivale a “fare” il papa. Benedetto XVI sentiva di non avere le forze per esercitare il munus, per fare il papa.
In effetti, era vittima di un ammutinamento: Vatileaks, nel 2012, dimostra che egli ormai non era più obbedito, tanto che il presidente dello IOR fu licenziato dal card. Bertone (del cui strapotere si lamentarono per iscritto 4 prelati) senza che lui ne sapesse nulla.
Emerge anche il Mordkomplott evidenziato da Marco Lillo de Il Fatto Quotidiano: un progetto per uccidere papa Benedetto, confermato dal cardinale colombiano Dario Castrillòn nel 2015.

2) L’essenza spirituale del munus si compie non solo con atti pratici, ma anche spiritualmente, “nondimeno soffrendo e pregando”. Il can. 333.2 specifica che il papa “ha il diritto di determinare, secondo le necessità della Chiesa, il modo, sia personale sia collegiale, di esercitare tale munus”.
Quindi Benedetto ha deciso di fare il papa in modo immateriale, solo soffrendo e pregando, rinunciando di fatto all’aspetto pratico tipico del ministerium.

3) Come leggete, qui papa Benedetto si riferisce proprio alle opere e alle parole: “governare la barca di Pietro” e “annunciare il Vangelo”, cose pratiche per le quali sente di non avere più la forza.

4) Lui sente di non poter amministrare bene, cioè completamente il ministerium anche con le opere e con le parole…

5) …così, dichiara di rinunciare al ministerium, cioè a “fare” il papa. Per l’abdicazione, il can. 332.2 richiede invece inderogabilmente la rinuncia al munus, all’essere papa. Come spiega la giurista Estefania Acosta, è vero che talvolta munus può essere sinonimo di ministerium, ma ministerium non può mai essere sinonimo di munus come “essere” papa, perché vuol dire sempre e solo “fare”, esercitare la carica. Benedetto ha rinunciato a fare il papa, non a esserlo.

6) Altro elemento colossale di invalidità per una impossibile rinuncia al papato: il differimento dell’entrata in vigore.
Come spiega il canonista Francesco Patruno, confermato dal giurista Antonio Sànchez: “L’atto di rinuncia, come anche l’accettazione al papato, appartengono al novero dei cosiddetti atti giuridici puri, ovverosia a quella categoria di atti che non ammettono l’apposizione di un termine e/o di una condizione. Sono atti che esplicano i loro effetti immediatamente e non tollerano differimenti di sorta ad una certa ora futura o il verificarsi di eventi futuri ed incerti. Un cardinale che accetta l’elezione papale non può dire «Io accetto l’elezione, però questa avrà efficacia a partire da una certa data». Analogamente la rinuncia”. Peraltro, dopo le ore 20.00 del 28 febbraio, papa Benedetto non confermerà nulla né per iscritto né verbalmente questa rinuncia, come evidenziato dal teologo Carlo Maria Pace. Sarebbe impossibile, dato che il ministerium, legalmente, non può essere separato dal munus. Infatti tutto è rimasto sul piano puramente fattuale.

7) Elemento fondamentale: il verbo vacet in latino, letteralmente significa che la sede resterà “vuota, sgombra, libera”. E’ stato tradotto come “sede vacante” ma in modo del tutto erroneo, per i motivi giuridici di cui sopra, visto che la rinuncia fattuale al ministerium non produce abdicazione.
Per questo motivo, papa Benedetto alle 17.00 del 28 febbraio prende l’elicottero e vola a Castel Gandolfo in modo che per le 20.00 la sede di Roma resti fisicamente “vuota, sgombra, libera”.

8) In questa altra frase oggettiva, papa Benedetto avverte che il prossimo Sommo Pontefice, (alla sua morte), dovrà essere eletto “da coloro a cui compete”. Cioè, o dai veri cardinali nominati da lui e da Giovanni Paolo II (e non quelli nominati da eventuali usurpatori) oppure, nel caso non si riesca a recuperare la sede, dal popolo di Roma, come nei primi secoli del Cristianesimo. In questo caso, la vera Chiesa di Cristo dovrà uscire dalla Sinagoga e rifondarsi ripartendo da zero.

9) Da questo momento papa Benedetto smette di fare il papa, perché impedito nel farlo e affida la Chiesa a Gesù Cristo. Al contempo, prega Maria affinché assista … i Padri Cardinali! (e non il popolo di Roma) nell’elezione del nuovo papa. Cioè, fra le due opzioni di “coloro a cui compete”, Benedetto prega Maria affinché la sede fisica possa essere riconquistata e che quindi possa avere luogo un vero conclave con veri cardinali.

10) Come leggete, lui avrebbe continuato a fare il papa solo con la preghiera.
Questa Declaratio, dichiarazione, che appunto non si chiama Renuntiatio, come previsto dalla Universi Dominici Gregis, è un geniale sistema antiusurpazione.
I nemici di Benedetto, i cardinali massoni-modernisti della Mafia di San Gallo che sponsorizzavano Bergoglio, si sono accontentati di questa pseudo-rinuncia e ci si sono strozzati. Infatti, in italiano e in altre lingue volgari sia munus che ministerium vengono tradotti con la parola “ministero” (ministry, minstére, ministerio, etc).
Ma c’è una enorme distinzione: se il papa rinuncia al ministero-munus, ha abdicato e la sede è vacante. Se il papa perde il ministero-ministerium, la sede non è vacante, ma impedita e lui RESTA PAPA.
Così, il 1° marzo 2013 il cardinale decano ha convocato un nuovo conclave, con veri cardinali, ma illegittimo, perché il papa non è morto né abdicatario. Da quel preciso momento la sede romana è totalmente impedita.
E questo cosa comporta? Lo spiega il can. 335: “Mentre la Sede romana è vacante o totalmente impedita, non si modifichi nulla nel governo della Chiesa universale”.

Dal 2013 siamo entrati nel “Pontificato d’eccezione”, dove in sede totalmente impedita è sospesa ogni attività giuridica. Bergoglio viene abusivamente eletto antipapa e non ha l’assistenza dello Spirito Santo (e si vede). Nulla di quanto fatto dall’antipapa Francesco in questi nove anni è legittimo. Bergoglio e i suoi sono scismati dalla Chiesa cattolica. Questa è la purificazione finale della Chiesa voluta dal Santo Padre Benedetto XVI.
Era l’unica cosa che potesse fare: se, per reagire all’ammutinamento, Benedetto avesse cominciato a scomunicare a destra e a manca si sarebbe solo fatto odiare ancora di più, consolidando quella sua immagine di “arcigno teologo germanico” cucitagli addosso dal mainstream. Se avesse continuato a subire passivamente sarebbe stato fatto fuori e alla sua morte ci sarebbe stato un conclave legittimo.
In questo modo, invece, egli ha messo alla prova, “indotto in tentazione” (nel vero senso del Padre Nostro) i cardinali a lui infedeli: ha fatto appena “un passo di lato” di fronte ai lupi e quelli sono finiti nella trappola da soli. In nove anni, i lupi hanno dimostrato cosa sono e cosa vogliono. Come diceva Ticonio, teologo amatissimo da Ratzinger, la Chiesa di Cristo si sarebbe dovuta ritirare per far venire alla luce la “chiesa del diavolo” .
Adesso attenzione: la Chiesa, dal punto di vista spirituale è salva, ma da quello materiale è tutto da decidere. Il prossimo conclave dovrà essere composto solo da cardinali pre-2013, altrimenti verrà fuori un altro antipapa e la Chiesa canonica visibile sarà finita per sempre.
Se volete approfondire ulteriormente l’argomento, vi invito a leggere l’interessante blog dell’autore di questa seconda parte: Andrea Cionci.

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