Le campane tibetane

Secondo la tradizione orale tibetana, l’esistenza delle campane tibetane risale al tempo dello storico Buddha Shakyamuni (560-480 a.C.).
La tradizione fu portata dall’India al Tibet, insieme agli insegnamenti del Buddha, dal grande maestro tantrico Padmasambhava nell’VIII secolo d.C.
Le campane tibetane producono suoni che invocano un profondo stato di rilassamento che aiuta naturalmente a entrare nella meditazione, il cui obiettivo finale è l’illuminazione.
Sono un aiuto essenziale per la contemplazione religiosa finalizzata all’ascesi e possono essere trovate su altari buddisti privati ​​e in templi, monasteri e sale di meditazione in tutto il mondo
A differenza delle classiche campane che tutti conosciamo, la campana tibetana non viene appesa capovolta con il batacchio all’interno, ma è una campana statica da tenere in mano o a terra con la parte cava rivolta verso l’alto.
La composizione è la parte che forse rende le originali campane tibetane molto costose e difficili da trovare: sono infatti composte da una particolare lega di sette metalli, ognuno dei quali legato ad uno dei pianeti del nostro sistema solare:

Oro = Sole
Argento = Luna
Mercurio= Mercurio
Rame = Venere
Ferro = Marte
Stagno = Giove
Piombo = Saturno

Il suono emesso cambia in base a diverse caratteristiche della campana quali la proporzione con cui sono presenti i vari componenti metallici, lo spessore e la forma della campana stessa.
I sette metalli sono quelli base, ma per esempio in una campana tibetana conservata al British Museum sono stati analizzati e trovati ben 12 metalli: argento, nichel, zinco, rame, cadmio, arsenico, ferro, antimonio, stagno, piombo, cobalto e bismuto mentre quella originale conservata alla Concordia University nel Quebec è formata da una lega di otto metalli di rame e stagno con tracce di ferro, piombo, zinco, oro, argento e mercurio.
Tuttavia, l’esatta ‘ricetta’ per ottenere la lega originale è tutt’oggi un mistero e i dibattiti sono ancora molto accesi.
Oltre al loro uso tradizionale per la meditazione, le campane tibetane vengono utilizzate per il rilassamento profondo, la riduzione dello stress, la guarigione olistica, il Reiki, il bilanciamento dei chakra e la musica mondiale.
Molte persone scoprono che la ricca miscela di armoniche che le campane producono influiscono direttamente sui loro chakra.
Suonare le campane tibetane di solito provoca un effetto di centraggio immediato.
I toni impostano una “frequenza che segue la risposta” che crea un bilanciamento della sincronizzazione del cervello sinistra / destra.
Meditando sui suoni sottili della campana tibetana ci si sintonizza sul suono universale dentro e fuori.
I suoni che generano sono un tipo di medicina energetica che promuove la guarigione da disturbi di stress, dolore, depressione e la maggior parte delle forme di malessere.
I loro toni unici creano lo stato perfetto per la meditazione profonda, il pensiero creativo e i messaggi intuitivi.
Le onde sonore pure che risuonano dalle ciotole tibetane risvegliano la nostra capacità di sentire altre a quello che possono percepire le nostre orecchie regalandoci un vero e proprio massaggio sonoro che ci può aiutare in diversi modi.

  •  Veloce raggiungimento di un profondo rilassamento.
  • Massaggio delicato e armonizzazione di ogni singola cellula del corpo attraverso il suono.
  • Rafforzamento delle forze di auto-guarigione.
  • Influenza positiva sulla fiducia in se stessi, sulla creatività e sull’energia produttiva.
  • Raggiungere una gioia di vivere rinnovata.
  • Ottenere immediato sollievo dalle tensioni nella mente e nel corpo e rinnovato senso di benessere
  • Aiutano a dormire meglio

Ma come si suonano le campane tibetane?
Vi do alcune indicazioni di base, dicendovi già da subito che esistono moltissimi metodi ma sentitevi liberi di sperimentare trovando il suono che più vi aggrada .
Generalmente si tiene la campana sul palmo della mano sinistra ma se avete campane (alcuni le chiamano ciotole) piccole (sotto i 14 centimetri di diametro) potete tenerle con le dita.
Afferrate il mazzuolo per circa metà lunghezza e battetelo delicatamente contro un lato della ciotola per “riscaldare” la campana.
Con una pressione uniforme, strofinate il martello in senso orario attorno al bordo esterno della ciotola.
Usate un movimento a braccio pieno, proprio come steste mescolando.
L’attrito del martello contro il bordo esterno produce vibrazioni che producono suono.
Fate un movimento lento (anche qui cercate la ‘velocità’ che vi permette di ottenere un suono a voi piacevole), noterete che la campana comincerà a vibrare sempre più riempendo con il suo suono l’ambiente circostante.
Mano a mano che userete la campana il suo suono cambierà (in meglio) in quanto lo sfregamento del mazzuolo sul bordo produce a quest’ultimo delle “micro-scanalature”.
Un effetto sonoro speciale può essere prodotto aggiungendo una piccola quantità di acqua sul fondo della campana.
I suoni prodotti usando questa tecnica sembrano il canto dei delfini.
La quantità di acqua da utilizzare varia in base alla singola ciotola (solitamente bisognerebbe riempire la ciotola ai ¾. Anche in questo caso, comunque, vale la libera sperimentazione.) facendo attenzione a non bagnarne il bordo esterno.

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