L’ordine cabalistico della Rosa Croce

Chi segue questo blog sa che ogni tanto propongo pezzi che non sono miei ma che personalmente ritengo interessanti e che quindi mi piace portarli a conoscenza anche del pubblico che frequenta questo blog.
È il caso di questo interessante articolo tratto dalla rivista Lex Aurea n° 47 scritto originariamente da Filippo Goti.
La rivista, purtroppo (era una meravigliosa ed incredibile fonte di sapere) non è più pubblicata, ma potete scaricare e leggerne tutti i numeri seguendo questo link.
Auguro, a chi vorrà, una buona lettura.

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Nel 1888 Stanislas de Guaita, fonda L’Ordine Cabalistico della Rosa-Croce.
La struttura iniziatica era retta da un Consiglio Supremo, composto da 12 membri, tra i quali si trovavano Papus e Josep Peladan.
Così ne scriveva il Papus sulla rivista l’Iniziazione: “Il segno distintivo dei membri del Consiglio Supremo dell’Ordine Cabalistico della Rosa Croce è la lettera ebraica Alef.
Oltre al Grado Superiore ci sono altri due gradi, ai quali si arriva per mezzo di un’Iniziazione.
Ogni nuovo membro di questa società presta giuramento di obbedienza ai componenti del comitato direttivo, ma potrà abbandonare la società, quando vorrà, con l’unica condizione di conservare segreto l’Ordine e gli insegnamenti ricevuti.”
L’Ordine Cabalistico della Rosa-Croce ha sempre mantenuto un carattere molto ristretto, non incline al proselitismo, e in questo rispecchiando completamente la natura del fondatore persona votata alla studio e non incline a facili entusiasmi.
Questa struttura iniziatica era stato ideata sia in chiave operativa che formativa.
Sotto il profilo operativo si articolava in rituali cabalistici, sotto il profilo formativo era organizzata come ‘Libera università di scienze magiche’ conferendo titoli di dottorato nelle varie materie.
Ovviamente centrale era lo studio della Cabala, ma erano affrontati anche argomenti quali: la tradizione occidentale, la conoscenza della lingua ebraica, storia delle religioni, simbolismo, filosofia e mistica.
L’Ordine Cabalistico della Rosa-Croce, già nella composizione di 12 membri che ricordano i 12 apostoli, affondava la propria ragione d’essere all’interno della Cabala Cristiana, avendo come elemento centrale il Pentagramaton (ovvero l’inclusione della lettera Scin all’interno della formula tetragrammatica) e la tradizione alchemica spirituale rosacrociana, con l’evidente finalità di fornire alla prima, la cabala cristiana, una prospettiva trasmutatoria, e alla seconda, l’alchimia spirituale, un perimetro filosofico e culturale.
Ponendo attenzione al simbolo dell’Ordine troviamo le quattro rose in corrispondenza dei bracci della Croce e dell’intersezione con la pentalfa, le quali rappresentano la purificazione, attraverso l’azione del Fuoco Pneumatico, dei 4 elementali che costituiscono l’essenza della creazione.
Quindi segno di rinascita, di trasmutazione, di raffinazione di ciò che è grossolano in una nuova natura completamente mondata e quindi spirituale. Tale concetto è riportato dall’inclusione della formula tetragrammatica sui quattro bracci della croce che risulta essere esterna rispetta alla Pentalfa, dove ad ognuna delle lettere corrisponde uno dei quattro elemento che nella tradizione occidentale compongono ciò che è manifesto.
A differenza dei simboli rosacrociani al centro dell’intersezione fra il braccio verticale e dell’orizzontale troviamo la pentalfa e non la rosa, con iscritta una delle cinque lettere del pentagrammaton per ogni su porzione, mentre al centro abbiamo l’Aleph sormontata dal simbolo del Divino (i tre puntini, che formano un triangolo).
Il Passaggio dal tetragrammaton, esterno, al pentagrammaton, interno, è anche una direzione di lavoro, in quanto l’opera professata deve essere interiore e non esteriore.
Quest’opera interiore si traduce nella cristificazione dell’iniziato, che riacquista la sua forma e sostanza di plenitudine spirituale precedente alla caduta.
Per questo la lettera Aleph come simbolo degli associati a questo Ordine, in quanto vuole richiama l’Adam Kadmon (l’uomo originale).

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