La chiave: simbologia e mistero.

Il simbolo della chiave, lo si ritrova quasi in tutte le tradizioni. Essa, è innanzitutto il simbolo della vita, la sua forma infatti ci ricorda il segno astrologico di Venere, per i Romani Afrodite, dea dell’amore.
Il segno di Venere ♀ è molto simile a quello della croce ansata (Ankh) degli Egizi, anche chiamata non a caso “chiave della vita”, formata da un’asta verticale (principio attivo) in cui si posa un’asta orizzontale (principio passivo) e al cui centro è un cerchio, nel quale interno la vita dovrà poi germogliare.
È chiaro, che molti volumi non basterebbero a spiegare questo meraviglioso, e nel contempo complesso simbolo, che per gli Egizi rappresentava inoltre, la chiave di accesso ad altri mondi.
Ad essa, come più avanti andremo a vedere, veniva attribuito il potere di sciogliere e di legare, di dare o di togliere.
Ora, tutti sanno che per aprire una porta, ci vuole una chiave ma solo pochi, intuiscono che il lavoro più grande e più faticoso, non è solo quello di ricercare la chiave ma di rinsaldarla, in quanto quest’ultima, con la caduta dell’uomo nel mondo materiale o del divenire, è stata spezzata in due parti, una superiore ed una inferiore.
La chiave spezzata, il cui simbolo è presente in massoneria, è come la parola perduta; essa sta a significare la sconnessione dell’uomo col proprio SE superiore, o Dio se si preferisce.
Un simbolo analogo, lo ritroviamo nella spada spezzata poi rinsaldata, di Excalibur, (simbolo anche della tradizione spezzata, decaduta e poi restaurata) la cui parola, per chi conosce un po’ di latino racchiude molti ed interessanti significati.
Corpo e spirito, sono uniti tramite un filo invisibile ai nostri sensi comuni, questo filo è l’anima, essa è il famoso mediatore plastico o doppio eterico, doppio perché è una copia perfetta ma più sottile del nostro corpo fisico, ed è in essa che risiedono i chakra, (in sanscrito: ruote) cioè quei centri vitali da risvegliare, corrispondenti nel corpo fisico ai gangli, che si trovano principalmente lungo la nostra spina dorsale.
Ecco quindi, che la chiave rappresenta nell’uomo la spina dorsale, cioè il nostro asse, sul quale come per l’asse terrestre, ruotano diverse energie rappresentate dal caduceo di Ermete. Sono queste, le energie che mettiamo in movimento positivamente o negativamente, secondo i nostri pensieri, parole e azioni buone o cattive. È lavorando su noi stessi,e di conseguenza sulle energie di cui abbiamo parlato, che rinsalderemo la chiave e ritroveremo quella divina luce, simbolo della Divinità perduta.
Comprenderemo allora, che le porte che tale chiave deve aprire, sono gli spazi ancora inesplorati della nostra coscienza in via d’espansione, in un percorso fatto si di tappe, ma in realtà infinito e unidirezionale. Ed è in tal senso, che il nostro spazio (spazio sacro) cioè la nostra coscienza con le sue sei direzioni (6 numero dell’uomo ), si espanderà dal centro (numero 7) verso la periferia, in un’unica direzione quella dell’evoluzione. Non vediamo forse in tale concetto, la stella a sei punte di Salomone, il cui centro punto di equilibrio, viene simboleggiato dal numero sette? O ancora, il cubo con le sue 6 facce simbolo della stabilità, dal quale se aperto viene a formarsi la croce latina? Ora, è ben provato scientificamente che il tempo legato all’evoluzione, può andare solo in avanti, cosicché, non esiste involuzione in natura. Parlare di involuzione, è come parlare di inversione del tempo, ciò che è impossibile. Si può parlare di involuzione, solo in termini di rallentamento del tempo, cioè di una velocità minore in confronto ad un’altra maggiore. Ed è con tale concetto, che arriviamo alla legge della dualità espressa dal Tao, (via – una) o dai famosi ed antichissimi ideogrammi dell’ ‘I King’, o libro dei mutamenti, dove troviamo due linee, una unita — ed una spezzata — —, a significare appunto il positivo = velocità, e il negativo = rallentamento. Ritornando al nostro spazio sacro, che possiamo far corrispondere alla nostra coscienza, dobbiamo immaginare la stessa, come un cerchio tratteggiato (uovo di Assagioli) in continua espansione, che ci permetterà di trascendere il tempo e lo spazio, e di capovolgere il nostro stato, proprio del mondo del divenire o di Maia, a quello dell’Essere, pur rimanendo apparentemente nel mondo del divenire. (Tale espansione la ritroviamo nell’anello superiore della chiave, o nelle ali del caduceo). Ed è in tal senso, che il tempo e l’eternità sono legati; il tempo procede dall’eternità e l’eternità dal tempo, o ancora il tempo ci conduce all’Eterno, e l’Eterno nel tempo, ma i due non sono che un’unica cosa cioè Dio, il quale per essere perfetto e completo deve contenere in Se, questi due aspetti, l’infinito e il finito, il più e il meno, l’alto e il basso.
Come sopra dicemmo, la chiave ha anche il significato di aprire e di chiudere (come la croce cabalistica chiave di apertura e di chiusura di ogni ritualità) di sciogliere e di legare, di fissare e di volatizzare, e ciò ha uno stretto rapporto col principio alchemico di Solve et Coagula.
Per tal motivo, la “materia prima dei filosofi”, a volte ci viene indicata come pietra, altre come acqua, poiché il processo alchemico più importante secondo gli alchimisti, è proprio quello di convertire la pietra in acqua e l’acqua in pietra, al fine, di sublimare per mezzo di ripetuti cicli, la materia prima, base di tutta l’Opera.
Il simbolismo delle pietre dalle quali sgorga acqua, lo troviamo in Mosé, quando col suo bastone o verga, percuote nel deserto una pietra, facendone uscire acqua. Viceversa, il simbolo delle acque che si pietrificano lo ritroviamo oltre che in Mosé, (Esodo XIV, 15) con l’uscita degli Ebrei dall’Egitto, attraverso il Mar Rosso, in Giosué, (Giosué III, 15) quando tutto il popolo attraversò il letto disseccato del Giordano. L’attraversamento delle acque, allude anche al grande viaggio dell’uomo attraverso il fiume della vita.
Un’altra espressione del fiume, la troviamo nello Yoga dove si parla del canale sushumna, (asse della chiave) per mezzo del quale la kundalini deve risalire per ritornare, attraverso il settimo chakra anche detto chakra della corona, alla sua originale fonte. Infine, lo stesso Cristo nel Vangelo viene spesso chiamato pietra, pietra angolare, vera pietra ecc, altre volte acqua viva, acqua di vita, vera bevanda ecc. La chiave è quindi un simbolo duale, che ci conduce ad uno dei simbolo fondamentali del Cristianesimo, le due chiavi che Gesù consegna a San Pietro, una per la porta degli inferi ed una per la porta del paradiso. Da notare, che le due chiavi sono una di argento ed una d’oro, una per la via Isiaca e l’altra per quella Osiridea. Una, sta a simboleggiare la luna, la donna, l’acqua, il mercurio; l’altra il sole, l’uomo, il fuoco, lo zolfo. Ma noi tutti sappiamo, che i principi alchemici, nonché le fasi della Grande Opera, i regni, le prime Sephiroth creatrici (Kether Chokmah Binah) ecc sono tre, c’è da chiedersi quindi, come mai le chiavi date San Pietro, sono soltanto due?
Da una ricerca fatta, ho potuto constatare che in un mosaico del V.sec., ritrovato nella tomba di Ottone II, San Pietro appare con tre chiavi; ciò d’altronde non ci deve stupire più di tanto, se pensiamo che il numero tre è molto legato a San Pietro e ricorre più volte nel vangelo.
Pietro è il terzo discepolo di Gesù, egli al momento del suo arresto per tre volte rinnega Gesù, sempre per tre volte risponde a Gesù, che gli chiede se lo ama, tre sono le tende che Pietro voleva fare sul monte Tabor, una per Gesù una per Mosè ed una per Elia. Inoltre, se andiamo ad analizzare il suo nome, Pietro in aramaico Kefa, troviamo che sommando il valore numerico delle lettere (Kaf, Iod Pé, Alef) otteniamo il numero 111, ( כ 20 + י 10 + פ 80 + א 1 = 111) simbolo dell’unità nei tre mondi, che sommato, a sua volta ci dà 3 la trinità, che ritroviamo nella pietra, simbolo del triplice mercurio, rintracciabile nella tradizione egizia, in Ermete – Trismegisto. Il numero tre, collegato alla terza chiave lo si trova in modo analogo, nello stemma papale dove appaiono le due chiavi a croce di Sant’Andrea, ed al centro in alto il triregno o tiara, che insieme alle chiavi rappresentano i principali simboli del potere papale, trasmessi da Cristo a Pietro suo vicario, e da Pietro, per via di successione vai Pontefici della Chiesa apostolica di Cristo.
La lettera Μ, che vediamo in basso, quale iniziale di Maria, rappresenta la Madonna ai piedi della croce, anche se il simbolo che più si avvicina alla figura della Madonna, nonché della donna in generale vista come madre, è una semplice M sovrapposta da una A, (ma senza il trattino orizzontale) ciò che ci da AVE MARIA. La parola Ave, sarebbe la traduzione della parola greca chaire, usata nel Vangelo greco di Luca, e significa “Rallegrati”. Luca, voleva dire a Maria di rallegrarsi, di essere piena di gioia per la venuta di Gesù. Questa semplice parola, ha quindi valore messianico, e quando la pronunciamo ci dovremmo anche noi rallegrare insieme a Maria, in attesa che ritorni il Messia.
Al nome Maria, sono state date molte ed interessanti spiegazioni, ma per non prolungarci troppo, diremo solo che il suo nome è legato all’elemento acqua, uno dei suoi appellativi è infatti, “stilla maris” cioè goccia del mare. E sono innumerevoli gli scritti alchemici dove la materia prima, viene chiamata “mare dei filosofi”, ma anche “donna dei filosofi”, termine quest’ultimo, derivato dalla parola madonna, che appunto significa mia donna. Interessante sapere, che il primo stemma papale conosciuto, era quello di Innocenzo III 1198-1216, e fu proprio in questo periodo che alcuni Papi, nonché la Chiesa in generale, manifestò un forte interesse per l’alchimia, quale ricerca dell’immortalità. Ritornando quindi al simbolo delle tre chiavi, notiamo che la terza chiave, viene nello stemma papale sostituita dal triregno, che ritroviamo in Kether la corona, e nel suo triplice significato.
Riassumendo, vediamo che il quadro delle corrispondenze è completo, in quanto la chiave d’oro viene associata a Chokmah ed allo zolfo, quella d’argento a Binah ed al mercurio, la terza chiave a Kether ed al sale. Il cordone rosso che passa all’interno delle impugnature, allude al legame degli opposti.
Il globo crociato sopra la corona, simbolo che ritroviamo quasi in tutte le cupole delle chiese, ed anche nella porta ermetica sita a piazza Vittorio a Roma, simboleggia il trionfo finale dello spirito (croce) sulla materia (globo terrestre).
Lo stemma, si presenta normalmente con le chiavi poste a croce di Sant’Andrea, e con l’impugnatura verso il basso, a significare che la Chiesa di Cristo, ha il potere di aprire o di chiudere ai fedeli le porte dei cieli. Viceversa, in altre raffigurazioni, come ad esempio quelle che si trovano sul pavimento all’entrata di San Pietro, lo stesso ci appare con le due chiavi dritte come le due colonne del tempio, e quindi con l’impugnatura verso l’alto, dove il cordone rosso viene a formare un triangolo che unisce le chiavi alla corona, simboleggiando così l’unione degli opposti e nel contempo la Trinità. Ora se consideriamo che le chiavi all’impugnatura hanno forma circolare, ed in basso quadrata con una croce all’interno, queste stanno a simboleggiare che l’iniziato partendo dal quaternario (Malkuth) e per mezzo della legge della dualità espressa dalle due chiavi (energia maschile e femminile Jakin e Boaz) può, risalendo lungo l’asse della chiave (colonna centrale dell’albero della vita) raggiungere il cerchio, simbolo della sua espansione di coscienza o della sua illuminazione.
Il cerchio ed il quadrato, che troviamo alle estremità delle chiavi richiamano due importanti simboli massonici, il compasso con il quale possiamo misurare e tracciare dei cerchi più o meno grandi a secondo dei nostri pensieri, e la squadra con la quale possiamo perfezionare e squadrare la pietra, cioè noi stessi. Il primo simboleggia il cielo, il secondo la terra, ed intrecciati tra loro vengono a rappresentare in massoneria il Sigillo di Salomone.
Infine, l’asse della chiave, la ritroviamo nel filo a piombo, simbolo di rettitudine e profondità. La simbologia di San Pietro, assume quindi grandi significati. I suoi attributi, oltre alle chiavi sono: il bastone crociato, il pesce, il libro in mano, e il triregno.
Il suo nome ricorre 4 volte nel nuovo testamento, in quattro forme diverse: Simeone, Simone, Kefa (dall’aramaico Kepha che significa roccia) e Pietro. I quattro nomi, oltre ad esprimere quattro stati evolutivi diversi, stanno a simboleggiare principalmente, i quattro elementi racchiusi nella pietra, della quale lo stesso Pietro è simbolo, e della quale, le due chiavi, rappresentano gli strumenti indispensabili alla sua lavorazione. Ma va anche detto, che Pietro non rappresenta la vera pietra, in quanto più volte si è detto che la vera pietra è il Cristo, e Pietro è solo il suo vicario.
Questo punto, è assai importante perché ci fa comprende che la Chiesa di Pietro, non è la Chiesa di Cristo, o per meglio dire, la prima ne rappresenta il corpo, la seconda lo spirito.
La crocifissione di San Pietro a testa in giù, vista simbolicamente, non solo vuole dirci che la Chiesa esoterica di San Pietro è tutto il contrario della Chiesa esoterica di San Giovanni, ma ancor di più, che la Chiesa materiale e temporale, come l’albero capovolto della Gita, affonda le sue radici in alto, cioè nella Divinità dalla quale procede. Ora, in esoterismo alto e basso, stanno a significare ugualmente destra e sinistra, interno ed esterno, ed è proprio tramite l’esterno (Chiesa di Pietro) che possiamo comprendere ed arrivare all’interno (Chiesa di Giovanni) dove si trova la verità, la stessa che è racchiusa nei Vangeli degli Apostoli e nell’Apocalisse di Giovanni.
Quindi, è solo dall’unione delle due croci, quella capovolta di Pietro e quella dritta di Cristo (simbolo anche degli opposti: attivo passivo, uomo donna, fuoco acqua, zolfo mercurio, ecc) che è possibile realizzare il doppio equilibrio, (croce cardinalizia) simbolo della conoscenza del bene e del male, nonché del macrocosmo e del microcosmo; equilibrio, che poi viene reso perfetto nella croce papale simbolo della padronanza nei tre mondi, materiale astrale e divino, e così di noi stessi.

Fonte: Lex Aurea 19 – Libera Rivista di Formazione Esoterica 45

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