Il Faravahar

Il simbolo che vedete in figura è associato allo zoroastrismo ed è noto come Faravahar.
Le sue origini origini le troviamo in un simbolo più antico privo della figura umana posta al suo interno e molto simile ad un disco alato (cosa che mantiene anche nell’incarnazione zorastrista).
Questo simbolo più antico, risalente a più di 4000 anni fa e stato trovato sia in Egitto che in Mesopotamia ed era comunemente associato al sole e alle divinità fortemente legate al nostro astro. Inoltre rappresentava il potere, in particolare il potere divino, e veniva usato per rafforzare il concetto di re-dio e la giustificazione del sovrani nominati divinamente.
Gli assiri associavano il disco alato al dio Shamash, ma ne avevano anche una versione simile al Faravahar, con una figura umana all’interno o emergente dal disco, che associavano al loro dio protettore, Assur.
Gli imperatori achemenidi (dal 600 al 330 d.C.) lo adottarono mentre diffondevano lo zoroastrismo in tutto il loro impero come religione ufficiale.
L’esatto significato del Faravahar zoroastriano nella storia è stata fonte di molte (ed anche aspre) discussioni.
Alcuni hanno sostenuto che originariamente rappresentava Ahura Mazda.
Tuttavia, in genere gli zoroastriani considerano Ahura Mazda trascendente, spirituale e senza forma fisica, e per gran parte della loro storia non lo riproducevano affatto artisticamente (come per i mussulmani che è inconcepibile e blasfemo cercare di rappresentare Allah).
Molto più probabilmente, rappresentava principalmente la gloria divina.
Potrebbe anche essere stato associato al fravashi (noto anche come frawahr), che fa parte dell’anima umana e funge da protettore; rappresenta una benedizione benefica e divina concessa da Ahura Mazda fino dalla nascita . Questo ‘dono’ è diverso dal resto dell’anima, che sarà giudicata in base alle sue azioni nel giorno del giudizio.
Oggi, il Faravahar continua ad essere associato al fravashi.
La figura umana centrale posta nel simbolo è generalmente presa per rappresentare l’anima umana. Il fatto che sia invecchiato in apparenza rappresenta la saggezza. Una mano punta verso l’alto, esortando i credenti a lottare sempre per il miglioramento ed essere consapevoli dei propri poteri superiori.
L’altra mano tiene un anello, che rappresenta lealtà e fedeltà.
Il cerchio da cui emerge la figura rappresenta l’immortalità dell’anima e le ripercussioni delle nostre azioni, che sono causate dall’eterno ordine divino.
Le due ali sono composte da tre file principali di piume, che rappresentano buoni pensieri, buone parole e buone azioni, che è la base dell’etica zoroastriana.
Allo stesso modo la coda è composta da tre file di piume, che rappresentano cattivi pensieri, parolacce e cattive azioni, sopra le quali ogni zoroastriano si sforza di sollevarsi.
Le due ‘lingue di fuoco’ rappresentano ‘Spenta Mainyu’ e ‘Angra Mainyu’ , gli spiriti del bene e del male. Ogni persona deve scegliere costantemente tra i due, quindi la figura è di fronte a uno e si volta dall’altra. Le due fiamme (molto simili a ‘stelle filanti’) si sono evolute dai simboli precedenti che a volte accompagnavano l’antico disco alato.
In alcune immagini, infatti, il disco ha degli artigli di uccello che emergono dal fondo ed alcune versioni egiziane del disco includevano due cobra nella posizione che è ora occupata dalle due lingue di fuoco.

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