Il mistero di Alessandro Cagliostro

Questa sera vi propongo un interessante articolo che tratteggia la figura di Alessandro Cagliostro in chiave teosofica (con tutto quello che questo si porta con s’è, quindi anche una profonda eresia nei confronti del comune credo cattolico).
La teosofia (dal greco θεός, ‘dio’, e σοφία, ‘sapienza’) è un insieme di diverse dottrine esoterico-filosofiche storicamente succedutesi dal XV al XXI secolo, che si richiamano l’una all’altra.
Nel XIX secolo la teosofia si configura essenzialmente come scienza esoterica. Il termine “scienza” ha dunque qui un significato molto sui generis, basato sulla credenza che al di là delle conoscenze scientifiche sulle cose, la loro intima verità (eidos) fosse accessibile solo per via chiaroveggente e intuitiva.

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“Non vengo da alcun luogo, e non
appartengo ad alcun tempo. Fuori dal tempo,
il mio essere spirituale vive la sua esistenza eterna.”

(Cagliostro)

Alessandro Cagliostro fu uno dei maggiori mistici del 18° secolo. Fu anche incompreso e perseguitato fino alla morte o, almeno, fino al momento in cui scomparì misteriosamente dalla sua cella, in una prigione inaccessibile del Vaticano.
Tutti coloro che contrastano l’ignoranza organizzata sono bersaglio di attacchi.
Secondo la leggenda dei vangeli cristiani, Gesù Cristo fu condannato alla croce come castigo per essere un ciarlatano.
Cagliostro ancora oggi è chiamato ciarlatano, così come accade con Saint-Germain, Helena Blavatsky e altri saggi e filosofi di epoche differenti.
Malgrado le calunnie, il lavoro di Cagliostro nella seconda metà del 1700 ha una relazione interna con l’impulso che un secolo dopo creò il movimento teosofico moderno, nel 1875.
Famoso per il suo dono di curare, Cagliostro lavorò su livelli superiori di coscienza. Il suo sforzo si sommò alle azioni di altri pensatori del 18° secolo, tra i quali i filosofi illuministi di vari paesi dell’Europa. Contribuì a provocare grandi trasformazioni sociali. Fece anche un tentativo di salvare
il movimento massonico dalla sua decadenza.
Cagliostro creò a Lione (Francia) nel 1786, una massoneria aperta alla partecipazione delle donne per la quale creò un Rito Egizio. Più tardi, Annie Besant e i suoi seguaci avrebbero usato il nome “rito egizio” per fare un rituale senza valore e senza relazione con il rito egizio autentico.
H. P. Blavatsky riferisce che Cagliostro agì ispirato dalla filosofia esoterica dei maestri dell’Oriente.
Egli passò un po’ di tempo in Russia e in Inghilterra. Successivamente visse in Francia. Perseguitato, passò sei mesi imprigionato nella Bastiglia prima di essere provata la sua innocenza nel famoso caso della Collana della Regina.
Il suo lavoro per la rigenerazione dell’essere umano coincide con lo stesso impulso interiore umanista che diede origine alla dichiarazione dei diritti umani e alle rivoluzioni nord-americana e francese. Gli eccessi della rivoluzione francese, che degenerò in una specie di terrorismo di Stato, mostrano solo la necessità dell’azione pacifica. L’ideale basilare della democrazia e della libertà dell’individuo è più attuale che mai, nel 21° secolo. Il motto “Libertà, Uguaglianza [di Diritti] e Fratellanza” è oggi la meta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e di ogni cittadino di buona volontà.
Passo dopo passo, la civiltà si approssima al momento in cui sarà raggiunto l’ideale di pace perpetua tra tutti i popoli, sollevato nella seconda metà del 18° secolo da Jean-Jacques Rousseau, da Immanuel Kant, dal Barone d’Holbach e altri umanisti nello stesso tempo in cui anche il mistico Cagliostro e il conte di Saint-Germain lavoravano, su un piano più esoterico, per l’elevazione dell’anima umana.
Nato pochi anni dopo il 1740, Cagliostro aveva lavorato a lungo per l’ideale umanista quando fu arrestato dall’Inquisizione del Vaticano in Italia, nel dicembre 1789.
In quel momento la rivoluzione francese stava cominciando. Fatto prigioniero, egli fu spostato da una prigione all’altra.
Cagliostro fu torturato, a lungo ma inutilmente, dai boia cattolici. Lo scopo dei carnefici del Vaticano era di forzarlo a confessare crimini che non aveva commesso.
Il 7 aprile 1791, Cagliostro fu condannato a morte. I suoi libri e alcuni dei suoi oggetti massonici vennero bruciati davanti una folla in Piazza della Minerva a Roma.
H.P. Blavatsky racconta che poco dopo accadde qualcosa di curioso.
Uno strano personaggio, mai visto prima in Vaticano, apparve a Roma e chiese un’udienza privata col Papa. Invece di dare il suo nome, lo sconosciuto mandò al Pontefice, tramite il Segretario Cardinale, solo una parola.
La reazione del papa fu quella di ricevere immediatamente lo sconosciuto. Dopo alcuni minuti di udienza privata, il personaggio si ritirò. In seguito, il papa diede ordini di effettuare una procedura nel segreto più assoluto.
La pena di morte a Cagliostro fu commutata con la reclusione a vita da scontarsi nel Forte di San Leo, situato sulla sommità di una roccia, e al quale si poteva accedere solamente tramite una cesta elevata e abbassata con l’uso di carrucole. Era un ascensore primitivo.
Fu da lì, più di 200 anni fa, che Cagliostro scomparve il 26 agosto 1795.
Secondo la versione ufficiale, egli morì.
In base ad altre versioni, citate da Helena Blavatsky, egli sarebbe uscito vivo da quella cella inaccessibile grazie a qualche metodo speciale.
C’è davvero un mistero sul modo in cui terminò la vita di questo personaggio. Secondo W. R. H. Trowbridge, che cita H. P. Blavatsky come fonte, sembra che egli sia uscito dalla prigione di San Leo con un metodo di cui i suoi carcerieri non erano informati.
Inoltre, Trowbridge menziona un resoconto secondo il quale alcuni anni dopo la scomparsa di Cagliostro era accaduto qualcosa di grande interesse per i teosofi.
Trowbridge cita HPB come fonte della sua affermazione, ma non dice in quale testo lei scrisse o quando disse ciò che egli narra. Secondo Trowbridge, HPB affermò che Cagliostro fu visto da diverse persone in Russia dopo la sua presunta morte nel 1795 e che passò un po’ di tempo nella casa del padre di Helena Blavatsky.
L’affermazione di Trowbridge deve essere investigata perché non è dimostrato che H. P. B. fece tale affermazione.
È certo, tuttavia, che Cagliostro visse alcuni mesi in Russia tra il 1779 e il 1780. H. P. B. nacque nell’impero russo poche decadi dopo la morte di Cagliostro. Uno studio comparato tra le personalità e le circostanze della vita di entrambi mostra un grande numero di elementi simili. H. P. B. scrisse parecchio su Cagliostro.
Usava anche il gioiello massonico che apparteneva a lui e che oggi fa parte degli archivi della Società Teosofica di Adyar, in India.
In una lettera ad Alfred Sinnett, Helena Blavatsky racconta che un suo collaboratore, Darbargiri Nath, visitò per un’ora la cella della prigione in cui stava Cagliostro.
Darbargiri può aver svolto lì qualche speciale attività meditativa.
Nella stessa citazione, HPB menziona il Sig. Hodgson, uno di quelli che la accusarono di essere ciarlatana negli anni del 1880:

“Sono più grande, o in qualche modo migliore, di quanto lo erano St. Germain e Cagliostro, Giordano Bruno e Paracelso, e molti altri martiri i cui nomi appaiono nelle Enciclopedie del 19° secolo sotto i titoli meritori di ciarlatani e impostori? Sarà il Karma dei giudici ciechi e malvagi, non il mio. A Roma, Darbargiri Nath andò nella prigione di Cagliostro a Castel Sant’Angelo, e rimase in quel terribile buco per più di un’ora. Ciò che fece lì darebbe al Sig. Hodgson elementi per un altro Report ‘scientifico’ se potesse investigare il fatto.”

È interessante registrare un dettaglio numerologico che mostra la relazione occulta tra Cagliostro e Helena Blavatsky.
Cagliostro fu condannato a morte il 7 aprile 1791. Helena Blavatsky morì nel giorno dell’8 maggio 1891, esattamente un secolo, un mese e un giorno dopo la condanna di Cagliostro.
Negli ambienti esoterici è di consenso generale che nel 18° secolo Cagliostro lavorò in cooperazione con il conte di St. Germain.
Henry Olcott, cofondatore del movimento teosofico moderno, scrisse qualcosa di significativo su una delle persone più vicine ad HPB, sua zia Nadya Fadeef.
Riferendosi a St. Germain, Olcott disse:

“Se la Sig.ra Fadeef, zia di HPB, potesse essere indotta a tradurre e pubblicare certi documenti dalla sua famosa biblioteca, il mondo avrebbe uno studio molto più accurato rispetto a ciò che esiste oggi sulla missione europea pre-rivoluzionaria di questo Adepto Orientale.”

In realtà, HPB termina l’articolo intitolato “Count de Saint-Germain”, pubblicato nella sua rivista “The Theosophist” con le parole seguenti:

“Una persona rispettata, membro della nostra Società [Teosofica] e residente in Russia, possiede alcuni documenti sul Conte di Saint-Germain che sono altamente importanti per riscattare la memoria di colui che è uno dei maggiori personaggi dell’epoca moderna. Speriamo che i nessi perduti della sua storia incompleta possano essere pubblicati a breve in queste colonne.”

Boris de Zirkoff, editore delle opere di HPB, aggiunge che tale teosofo che abitava in Russia era certamente Nadya, la zia di HPB, e che i documenti menzionati non vennero mai messi a disposizione del pubblico.

Anche Henry Olcott afferma nelle sue Memorie che H. P. B. e lui pensavano, nel 1878, di far continuare al movimento teosofico il lavoro di Cagliostro.
Nella prima metà della sua missione, HPB produsse fenomeni psichici in un certo modo simili a quelli realizzati da Cagliostro.
Lo studioso Marc Haven scrisse una lunga ed eccellente biografia di Cagliostro, “Le Maître Unconnu”. È uno dei pochi studi di ampia portata su Cagliostro che gli rende giustizia. In questo libro vediamo ciò che Cagliostro disse ai suoi giudici quando gli chiesero, infine, chi egli fosse:

“Non vengo da alcun luogo, e non appartengo ad alcun tempo. Fuori dal tempo, il mio essere spirituale vive la sua esistenza eterna. E se mi ritiro nella mia coscienza e retrocedo lungo il corso delle età, e se porto il mio spirito ad una forma di esistenza che è molto lontana dalla persona che vedete davanti a voi, allora divento uno con il mio essere spirituale. Mentre partecipo coscientemente dell’Essere Assoluto, sto allo stesso tempo accordando la mia attività alle mie circostanze. Il mio nome è il nome della mia funzione, e io la scelsi, perché sono libero; il mio paese è quello in cui sto lavorando ad ogni dato momento.”

Cagliostro prosegue:

“Non nacqui dalla carne né dalla volontà degli esseri umani. Nacqui dallo spirito. Il mio nome è cosa mia, ed è questo con il quale scelsi di apparire davanti a voi, questo è il nome che voglio. Il nome della mia gioventù (…..), questo lo lasciai come un vestito vecchio che non ha più utilità per me.”

E ancora:

“Tutti i popoli sono miei fratelli; amo tutti i paesi. Sto viaggiando affinché dappertutto lo Spirito possa discendere e trovare un posto tra voi. Chiedo ai re, il cui potere rispetto, solo ospitalità nei loro paesi, e quando la ricevo lavoro per stimolare le buone azioni per ciò che è possibile.”

Come Helena Blavatsky, Alessandro Cagliostro ebbe coraggio e grandezza davanti ai suoi persecutori. Quando lo interrogarono sulle sue attività, egli rispose:

“In ogni posto in cui vado, rilascio una parte di me stesso (….) lasciando a voi una piccola luce, un piccolo calore, una piccola forza; finché, infine, sarò definitivamente al finale della mia carriera, nel momento in cui la rosa fiorisce sulla croce.”

In realtà, H.P. Blavatsky scrisse che Cagliostro fu l’ultimo dei veri rosacroce. Le sue parole nel periodo sopracitato sembrano suggerire due cose:

  1. La missione di Cagliostro includa diverse vite
  2. La sua missione termini con la vittoria definitiva della saggezza e dell’etica universale, nella comunità umana.

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