Le origini della festa dell’immacolata.

Gli acattolici (e probabilmente anche molti cattolici) confondono comunemente l’idea della “nascita verginale” con la nozione di “Immacolata Concezione”.
Tuttavia, i due concetti sono abbastanza distinti. Mentre la dottrina della nascita verginale insegna che Gesù nacque da una madre vergine e, quindi, era senza un padre terreno, l’Immacolata Concezione si riferisce all’origine terrena di Maria stessa.
La dottrina fu dichiarata ufficialmente per la prima volta da Papa Pio IX l’8 dicembre 1854. “Dichiariamo, pronunciamo e definiamo”, scrisse, in un’enciclica intitolata “Ineffabilis Deus” (“Dio ineffabile”), “che la Vergine Santissima Maria, al primo istante del suo concepimento, fu preservata immacolata da ogni macchia del peccato originale, per la singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in virtù dei meriti di Gesù Cristo, il salvatore dell’umanità, e che questa dottrina era rivelato da Dio e quindi deve essere creduto fermamente e costantemente da tutti i fedeli “.
I credenti nell’Immacolata Concezione hanno trovato supporto per essa nei passi del libro della Genesi 3:15 e di Luca 1:28.
Chiaramente quest’idea, però, deriva principalmente dalla successiva tradizione cristiana piuttosto che dai dati biblici. Già San Giustino Martire (morto nel 165 dC circa) e Sant’Ireneo (nel 200 circa) chiamavano Maria la “nuova Eva”, in parallelo con la descrizione biblica di Paolo di Gesù come “nuovo Adamo”.
Nell’ottavo secolo, nell’Oriente cristiano, Sant’Andrea di Creta (740 dC) e San Giovanni di Damasco (749 dC circa) lodavano la perfetta assenza di peccato di Maria.
Una festa che celebra il concepimento di Maria è nota nel cristianesimo orientale nel VII secolo; successivamente apparve a Napoli e forse anche in Irlanda nel IX secolo ed entrò a far parte interamente della tradizione inglese nell’XI secolo.
Quando la festa fu introdotta in Francia tra il 1130 e il 1140 d.C., San Bernardo (morto nel 1153) si oppose all’innovazione e la controversia risultante continuò per diversi secoli.
La maggior parte dei grandi teologi che potrei definire ‘scolastici’, tra cui Sant’Alberto Magno (1280 dC), San Bonaventura (1274 dC) e l’illustre pensatore domenicano San Tommaso d’Aquino (1274 dC) si opposero alla dottrina dell’Immacolata Concezione per il fatto che la macchia del peccato originale si trasmetteva in ogni atto di generazione e quindi anch’essa era soggetta al peccato originale (Nella cristianità medievale, con il suo forte sostegno al monachesimo e la sua venerazione per la “perpetua verginità” di Maria, gli atteggiamenti verso il sesso non erano uniformemente positivi).
Ma il grande filosofo-teologo francescano Duns Scoto (1308 dC) ne difese la dottrina e la questione divise francescani e domenicani per molti anni da allora in poi.
I sostenitori iniziarono a prendere il sopravvento nel XV secolo.
Nel 1439, il Concilio di Basilea descrisse la fede nell’Immacolata Concezione di Maria come un’opinione pia che è coerente con la fede cattolica, con la ragione e con la Scrittura.
Dieci anni dopo, a Parigi, la Sorbona richiese a tutti i candidati alla laurea di prestare giuramento per difenderne l’idea, e molte altre università seguirono l’esempio.
Nel 1476, sebbene ammettesse che la chiesa non avesse ancora deciso in merito e che, di conseguenza, nessuna delle due parti fosse eretica, papa Sisto IV approvò la festa dell’Immacolata Concezione con una propria messa, approvazione successivamente confermata e rafforzata da papa Clemente XI nel 1708.
Dal XVI secolo in poi, è sicuro affermare che la fede nell’Immacolata Concezione di Maria divenne generale in tutto il cattolicesimo.
Il Concilio di Trento (1545-1563) dichiarò espressamente che il suo decreto sul peccato originale non includeva la Beata Vergine Maria.
Visto in questa luce, la proclamazione di Pio IX del 1854 fu il risultato quasi inevitabile degli sviluppi teologici all’interno della Chiesa cattolica romana.
Al contrario, la dottrina è diventata un grosso ostacolo per i protestanti che cercano migliori rapporti con la Chiesa di Roma.
La Bibbia, sottolineano, non insegna l’assenza di peccato di Maria, per non parlare della sua Immacolata Concezione. E, sebbene “Ineffabilis Deus” asserisca che “questa dottrina è sempre esistita nella chiesa come una dottrina che è stata ricevuta dai nostri antenati e che è stata contrassegnata con il carattere di dottrina rivelata”, l’evidenza storica di una tale proposizione sembra meno che travolgente.
Molti protestanti sospettosi vedono la proclamazione dell’Immacolata Concezione di Maria come un’affermazione drammatica e senza precedenti, da parte di Roma, del potere di annunciare una nuova dottrina, indipendente dalle scritture e dalla tradizione; più, concludendo, un banco di prova per la dottrina dell’infallibilità papale, che sarebbe stata definita dal Concilio Vaticano I nel 1870.

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