Il mistero del male

Oggi, vigilia dell’epifania, vi propongo una lettura molto interessante che affronta il problema filosofico del mistero dell’esistenza del male.
Questo articolo si innesta molto bene sugli argomenti trattati da questo blog (nonostante il punto di vista sia quello di una visione evangelica abbastanza radicale) in quanto riflette, fra le altre cose, sul libero arbitrio dell’uomo (inteso in senso cosmico, uomo – donna) il quale è la base filosofica sulla quale si basa ogni azione consapevole di magia esoterica.
L’autore è R.C. Sproul famoso pastore americano fondatore, fra le altre cose, della Saint Andrew’s Chapel di Sanford in Florida.
Morto nel 2017 ha lasciato più di un centinaio di libri di teologia e filosofia (di alcuni, come ‘The Holiness of God’, ne consiglio la lettura anche se non siete credenti nel Cristo – Dio).

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Filosofi come John Stuart Mill hanno sostenuto che l’esistenza del male dimostra che Dio o non è onnipotente o non è buono e amorevole, il ragionamento è che se il male esiste indipendentemente dal potere sovrano di Dio, allora secondo una logica senza resistenza, Dio non può essere considerato onnipotente.
D’altra parte, se Dio ha il potere di prevenire il male ma non lo fa, allora questo si rifletterebbe sul suo carattere, indicando che non è né buono né amorevole. A causa della persistenza di questo problema, la chiesa ha visto innumerevoli tentativi di quella che viene chiamata teodicea. Il termine teodicea implica la combinazione di due parole greche: la parola per Dio,theos , e la parola per giustificazione, dikaios .
Quindi, una teodicea è un tentativo di giustificare Dio per l’esistenza del male (come si vede, ad esempio, in Paradise Lost di John Milton ). Tali teodicee hanno coperto il guanto di sfida tra una semplice spiegazione che il male viene come risultato diretto del libero arbitrio umano o tentativi filosofici più complessi come quello offerto dal filosofo Leibniz.
Nella sua teodicea, satira del Candido di Voltaire, Leibniz ha distinto tre tipi di male: il male naturale, il male metafisico e il male morale. In questo triplice schema, Leibniz sosteneva che il male morale è una conseguenza inevitabile e necessaria della finitezza, che è una mancanza metafisica dell’essere completo. Poiché ogni creatura non è all’altezza dell’essere infinito, quella carenza deve necessariamente produrre difetti come quelli che vediamo nel male morale. Il problema con questa teodicea è che non tiene conto dell’ideale biblico del male.
Se il male è una necessità metafisica per le creature, allora ovviamente Adamo ed Eva dovevano essere stati cattivi prima della caduta e avrebbero dovuto continuare ad essere malvagi anche dopo la glorificazione in cielo.
La semplice presenza del libero arbitrio non è sufficiente per spiegare l’origine del male, in quanto dobbiamo ancora chiederci come un essere buono sarebbe incline a scegliere liberamente il male. L’inclinazione alla volontà di agire in modo immorale è già un segnale di peccato .
Uno degli approcci più importanti al problema del male è quello esposto originariamente da Agostino e poi dall’Aquinate, in cui sostenevano che il male non ha un essere indipendente.
Il male non può essere definito come una cosa o come una sostanza o come un qualche tipo di essere. Piuttosto, il male è sempre definito come un’azione, un’azione che non riesce a soddisfare uno standard di bontà.
A questo proposito, il male è stato definito in termini di essere una negazione ( negatio ) del bene, o una privatio ( privatio) del bene.
In entrambi i casi, la definizione stessa di male dipende da una previa comprensione del bene. A questo proposito, come sosteneva Agostino, il male è un parassita, cioè dipende dal bene per la sua stessa definizione.
Pensiamo al peccato come a qualcosa di ingiusto, che implica disobbedienza, immoralità e simili. Tutte queste definizioni dipendono dalla sostanza positiva del bene per la loro stessa definizione. Agostino sostiene che sebbene i cristiani affrontino la difficoltà di spiegare la presenza del male nell’universo, il pagano ha un problema che è due volte più difficile.
Prima che si possa anche avere un problema di male, bisogna prima avere un’esistenza antecedente del bene.
Chi si lamenta del problema del male ora ha anche il problema di definire l’esistenza del bene. Senza Dio non esiste uno standard definitivo per il bene.
Nei giorni nostri, questo problema è stato risolto semplicemente negando sia il male che il bene. Un tale problema, tuttavia, incontra enormi difficoltà, in particolare quando si soffre per mano di qualcuno che gli infligge il male. È facile per noi negare l’esistenza del male finché noi stessi non siamo vittime dell’azione malvagia di qualcuno.
Tuttavia, anche se terminiamo la nostra ricerca per rispondere all’origine del male, una cosa è certa: poiché Dio è sia onnipotente che buono, dobbiamo concludere che nella sua onnipotenza e bontà deve esserci un posto per l’esistenza del male. Sappiamo che Dio Stesso non fa mai ciò che è male. Tuttavia, ordina anche qualsiasi cosa accada. Sebbene non faccia il male e non crei il male, ordina che il male esista. Se esiste, e se Dio è sovrano, allora ovviamente deve essere stato in grado di impedirne l’esistenza. Se ha permesso al male di entrare in questo universo, potrebbe essere solo per sua decisione sovrana. Poiché le Sue decisioni sovrane seguono sempre la perfezione del Suo essere, dobbiamo concludere che la Sua decisione di permettere al male di esistere è una buona decisione.
Ancora una volta, dobbiamo stare attenti qui. Non dobbiamo mai dire che il male è buono o che il bene è male. Ma questa non è la stessa cosa che dire: “È bene che ci sia il male”. Ancora una volta, ripeto, è bene che ci sia il male, altrimenti il male non potrebbe esistere.
Anche questa teodicea non spiega il “come” dell’ingresso del male nel mondo. Riflette solo sul “perché” della realtà del male. Una cosa che sappiamo per certo è che il male esiste.
Esiste, se non altro, in noi e nel nostro comportamento. Sappiamo che la forza del male è straordinaria e porta grande dolore e sofferenza nel mondo. Sappiamo anche che Dio è sovrano su di esso e nella Sua sovranità non permetterà al male di avere l’ultima parola. Il male serve sempre e sempre il massimo interesse finale di Dio stesso.
È Dio nella sua bontà e nella sua sovranità che ha ordinato la conquista finale sul male e la sua liberazione dal suo universo. In questa redenzione troviamo il nostro riposo e la nostra gioia, e fino a quel ‘momento-tempo’, viviamo in un mondo caduto.

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