Il Tatuaggio Esoterico

“Paride, rapita Elena, per sfuggire a Menelao dovette approdare al promontorio di Canossa presso il tempio di Ercole e qui si fece tatuare perché allora quell’uso era una consacrazione di Dio e rendeva inviolabili.”

Il tatuaggio è una delle forme di decorazione del corpo più antiche, è nel 1769 che il capitano inglese James Cook, approdando a Tahiti, osservando e annotando le usanze della popolazione locale trascrive per la prima volta la parola Tattow (poi Tattoo), derivata dal termine “tau-tau”, onomatopea che ricordava il rumore prodotto dal picchiettare del legno sull’ago per bucare la pelle Studiosi e antropologi hanno verificato, analizzando i resti dei corpi rinvenuti in molte parti del mondo, la presenza di ossido di ferro e manganese nelle ossa, dimostrando così la presenza di tatuaggi nei nostri antenati. L’estrema deperibilità del supporto su cui le modificazioni corporali venivano realizzate (il corpo umano, appunto) ne rende rarissima la conservazione, limitata a pochi casi di mummificazione artificiale e/o naturale in particolari condizioni ambientali.
Tra le varie testimonianze, nella collezione Castelfranco esposta nella sala Pompeiana della Esposizione di Milano 1886 fra i cocci e gli utensili preistorici si poteva osservare un frammento di cute con tatuaggi sacri.
Da tempi immemori le pratiche del tatuaggio e della decorazione del corpo sono associate all’iniziazione dell’individuo, a un culto o, a una fase “matura” della propria esistenza.
L’unione dell’atto volontario alla sofferenza, auto-imposta dell’esecuzione, consente di varcare la soglia tra il giovane e l’uomo, definisce la classe sociale e il livello dell’individuo.
Allora come in era moderna, nei paesi che conservano ancora le pratiche ancestrali delle proprie origini, i tatuaggi sono premi di guerra piuttosto che di caccia, tuttora alcuni popoli neo-zelandesi solgono adornarsi di tatuaggi simili a stemmi araldici, chiamati Moko, dopo ogni battaglia.
Li ritroviamo anche allo scopo di consacrare i matrimoni e nascite, come in Papuasia, ove le donne gravide si tingono il ventre di rosso per proteggere il feto dalle malattie e dagli attacchi degli stregoni nemici.
Nell’era odierna il tatuaggio, in particolar modo tra gli europei, segue più una moda che significati occulti, in passato vi erano quasi sempre motivi spirituali che portavano a tali pratiche, infatti queste, eseguite prima di una grande impresa, potevano essere atti propiziatori, volti quindi alla protezione del corpo, al pari di un amuleto.
Angelika Gebhart-Sayer nei suoi studi (The geometric designs of Shipipo-Conibo in ritual context) tratta di segni, dipinti e tatuati dal guaritore, sul corpo del paziente:“ si ritiene che gli incantevoli tatuaggi e le pitture corporee degli sciamani dell’Amazzonia rappresentino le versioni salutari dei disegni che gli sciamani possono vedere sotto l ‘effetto dell’ayahuasca sulla pelle del paziente, e che l’ayahuasca aiuti lo sciamano a “ridipingere” i disegni distorti, restituendo cosi la salute.”
Ancora oggigiorno nelle popolazioni tribali e in ciò che resta delle tribù sciamaniche, il tatuaggio viene effettuato dalla Strega o dallo Sciamano del gruppo, un individuo che lega alla pratica della decorazione quella del rito, trasformando un banale disegno in una vera e propria iniziazione.
Questa pratica è da affiancarsi a quelle della circoncisione, mutilazione, scarificazione, ustione e a tutte le modificazioni corporee, (nelle popolazioni legate a pratiche ancestrali) che impongono al soggetto una forma di sofferenza fisica spesso tale da condurre l’esperto praticante all’estasi.
Precisiamo che per tattoo si intende quella pratica che volge a lasciare segni permanenti sul corpo, attuata tramite l’uso di aghi o taglienti che introducono il pigmento a livello sottocutaneo o tramite incisioni in seguito cosparse del medesimo pigmento affinché la pelle lo assorba in maniera permanente.
In Oceania, nelle isole Marshall, colui che vuole essere tatuato deve passare la notte in una casa, consacrata alla Divinità, e attendervi una manifestazione celeste, senza il tal segno l’operazione non può avere luogo, poiché attirerebbe sulla popolazione l’ira Divina.
La ‘scarification’ implica invece dei tagli, delle incisioni che una volta guarite lasceranno segni indelebili, cicatrici di varia entità, a seconda del tipo di tagliente utilizzato.
In Melanesia nell’isola di Sant’Anna i giovani non possono sposarsi ne seguire pescatori o guerrieri se prima non si sottopongono a incisione: l’operazione è eseguita per intagli eseguiti con pietre e punte acuminate, dura diversi giorni, durante i quali il soggetto deve vivere isolato, nella sua meditazione, nutrendosi solo col sangue d’un pesce a loro sacro.
La pratica del branding si effettua tramite ferri incandescenti, e si tratta, in breve, di ustioni di terzo grado, eseguite per lo più dalle popolazioni di pelle scura, che prediligono scarificazioni e ‘brandig’ giacché lasciano sulla loro pelle segni più evidenti di un tatuaggio ordinario.
Dando per assodato che la materia è legata ai piani superiori e inferiori della ‘Non Materia’ e, che il corpo fisico del nostro essere è legato ai piani astrali e animici, è logico dedurre che le modificazioni apportate al nostro Tempio produrranno pari modifiche agli altri piani, è perciò sconsigliabile che il tatuaggio sia casuale o meramente decorativo; al contrario, se ponderato e consacrato a un obbiettivo preciso (al pari di un talismano) può essere un aiuto, uno slancio, una protezione che a differenza di un qualunque gioiello non potrà esserci sottratta.
Tuttavia a mio modesto parere vi è una linea sottile entro la quale attenersi: se pensiamo a come vorremo la nostra locazione tempio ci accorgeremo che affollarla di troppi oggetti e decorazioni rischia nell’esagerazione di distogliere l’attenzione da ciò che è semplice e privo di vezzi; l’obbiettivo primario è spogliarsi delle umane vesti, è quindi necessario controllare “ciò” che arricchiamo, in quanto, se a essere caricato è solo il corpo, salire la scala sarà più difficile.
Per citare il noto Papus, se al nostro carro doniamo ruote più solide, nonostante in conclusione abbiamo comunque agito sull’apparenza e non sullo spirito, tale materia potrà essere d’aiuto anche al secondo, potremo in questo caso migliorarne l’andatura; ma se carichiamo il medesimo carro di cianfrusaglie meramente decorative, il risultato sarà quello di avergli reso il passo più pesante senza favorirne alcun che.
La scelta deve essere ponderata se si vuole che il decoro non sia solo tale giacché in generale l’abbellimento è legato all’ego e all’apparenza.
Se consideriamo il nostro corpo come “Tempio del Divino Essere”, rendere tale tempio votato a una direzione spirituale, tramite glifi e incisioni, non può essere di ostacolo alla crescita individuale.
Lo studioso di scienze occulte ben conosce il valore del sangue come linfa di vita, o catalizzatore, in esso infatti risiede il nostro potenziale energetico non ché la nostra nota personale, se correttamente diretto e utilizzato con la dovuta coscienza e consapevolezza del gesto, riscuoterà più successo di una qualunque erba mistica o talismano.
Nella creazione di un qualsivoglia amuleto, talismano o pentacolo, la tradizione vuole che la materia inerte sia resa attiva e “vitalizzata”.
I metodi possono essere molteplici e includono tutti l’impiego di un qualche fluido vitale come catalizzatore; sia ben chiaro che, con fluido vitale non sempre si intende l’utilizzo di una reale sostanza organica, sovente è più diffusa una consacrazione “magnetica”.
È quindi intuitivo comprendere che l’unione del simbolo sacro al “sacrificio” e al proprio sangue “catalizzatore”, se eseguito con la sopracitata “consapevolezza” del gesto, può essere al pari di un talismano perenne.
Aggiungo che, egualmente alla funzione che svolgono le simbologie archetipiche sul nostro essere, il tatuaggio può al pari richiamare tali archetipi nel nostro lato sottile.
In generale, scrivere e disegnare sul proprio corpo è sempre stata una pratica diffusa a scopo rituale, tra i primi dobbiamo menzionare gli egizi, che nulla adempiono per caso, i quali solevano adornare sacerdoti e sacerdotesse di simboli sacri legati al culto.
Cito dal Libro dei Morti, in particolare il testo del “capitolo” XII, formula delle “quattro torce fiammeggianti”: “Questa formula deve essere recitata sopra quattro torce di stoffa “atma”, che sia stata impregnata con il miglior unguento “thehennu”, e le torce devono essere poste in mano a quattro uomini che devono portare i nomi dei quattro pilastri di Horus (i quattro figli) scritti sulle spalle, ed essi devono far brillare le torce nella splendida luce di Ra, e ciò conferirà potenza e vigore sopra lo spirito-anima del defunto tra le stesse che mai tramontano” qui troviamo chiari riferimenti alle scritture corporali volte ai riti, che in questo caso servono a personificare e richiamare la forza in oggetto.
Tornando a oggi, difficilmente sarà possibile trovare un tatuatore che adempia anche al ruolo di stregone o sciamano, ma è altresì vero che con dovute riserve, possiamo da noi, creare il “contesto” adeguato all’operazione e, con un po’ di fortuna, avere la possibilità di recuperare l’inchiostro per il nostro tatuaggio e preventivamente consacrarlo.
Questo è un mestiere che si pratica preferibilmente su appuntamento, perciò non dovrebbe essere difficile accordarsi con l’operatore, su un giorno “specifico”e magari anche su di una fascia oraria inerente.
Da tener presente oltre alla scelta del disegno, è anche la collocazione dello stesso, a ogni parte del corpo corrisponde e risponde un determinato tipo di energia, il che significa che tatuarsi i sette chakras su un braccio, per quanto pregni di significato, non può avere riscontri positivi.
Perciò seguiamo le medesime dinamiche dei talismani e collochiamo al giusto posto ogni simbolo, con l’accortezza di non lasciare nulla al caso.

Articolo tratto dalla rivista: Lex Aurea 45

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