V.I.T.R.I.O.L

 

Avevo scritto per Leuviah.org una serie di articoli sui fondamenti esoterici della massoneria, argomento che voglio riprendere anche in questo blog perché comunque la si possa pensare la cultura massonica è depositaria di un grande ed interessante sapere esoterico ed occulto.
Non mi occuperò assolutamente di questioni politiche o del dibattito sulla liceità dell’esistenza delle logge (resto del parere, comunque, che uno stato democratico non può evitare la libera aggregazione) ma di filosofia, simbolismo e rituali.
Come primo post sull’argomento vi propongo un’estratto di un articolo (datato, mi pare 2013) di Loris Durante dove esamina uno dei fondamenti concettuali dell’iniziazione massonica: VITRIOL.Chi si appresta ad analizzare la simbologia Massonica, s’imbatte fin dall’inizio in una parola dal significato sibillino: VITRIOL; scritto, nel suo contesto, senza spiegazione aggiuntiva ne associato ad immagini esplicative.
Spesso con le lettere separate da punteggiatura, V.I.T.R.I.O.L. a volerne suggerire un altro significato.
Siamo nella primissima fase del rituale d’iniziazione massonica, ed il “recipiendario” (così viene chiamato colui che si appresta ad essere iniziato), si è appena liberato della benda che gli copriva gli occhi fino a quel momento… l’azione si svolge all’interno del cosiddetto “gabinetto di riflessione”, piccolo spazio scavato nella profondità della terra (o che al meglio simula), lasciando intendere di trovarsi all’interno di un “tumulo sepolcrale”, dalle dimensioni di un metro per due… non aggiungerei altre analisi ne spiegazioni sugli aspetti e sui contenuti di tale suggestivo ed evocativo luogo, ricco di simboli e messaggi, mentre mi soffermerei proprio sull’evidente significato di questo “viaggio nella terra” e sulla scritta Vitriol che in questo luogo campeggia a caratteri evidenti sulla parete Nord.
Perché un processo d’iniziazione s’incomincia in una tomba?
L’iniziazione è per sua natura “l’inizio” di un nuovo percorso, di una nuova visione, di una nuova vita e non ci si può approcciare ad essa mantenendo la medesima struttura mentale che ci ha contraddistinto fino a quel momento, è insito in essa il voler rinnovarsi a nuovo essere.
È una consapevolezza pressante del proprio Se, che cerca una nuova via, una diversa dimensione affine, una risonanza sottile in un percorso ritenuto degno.
Può rinascere alla luce chi prima non muoia alla precedente offuscata vita?
Ma per iniziare una nuova vita, bisogna sacrificare la precedente, per iniziare un nuovo percorso c’è necessità di abbandonare quello vecchio… c’è bisogno di un sacrificio (sacrum facere), volontario e necessario per chi vuole iniziare un nuovo percorso esistenziale; c’è bisogno di coraggio e determinazione per intraprendere il viaggio ignoto che porterà “all’Uomo Nuovo”.
È il “muori e divieni” di Goethe, è il paradigma del Cristo, il superamento dell’istanza di morte, l’uscita dalla vita per poter tornare nuovamente a vivere…
Mille reminiscenze affiorano allora alla mente; Miti ed Eroi con le loro discese agli inferi, viaggi nell’Ade o nell’oltretomba dai quali riemergere vivi e vittoriosi, percorsi labirintici e nascosti in luoghi profondi e bui da esplorare e risolvere.
Non c’è leggenda, degna di tale nome, dove non sia presente un viaggio negli “inferi” della terra o un attraversare il confine tra la vita e la morte.
Nell’analisi simbolica ciò è certamente pieno di significato e la Massoneria, nel filone della tradizione, propone proprio questo inizio a chi s’avvia nel suo solco.
Ma quale luogo dovrà mai esplorare il novello “eroe” (figlio di Hera) nel suo simbolico, ma non tanto, viaggio nella terra?
Le scuole iniziatiche non sono avulse dalla realtà come ad uno sguardo superficiale ed incompetente potrebbe sembrare, non praticano acrobatiche quanto sciocche o superstiziose credenze, ed in quanto alle leggende sanno ben capire cosa si “asconde sotto l velame de li versi strani”.
In Massoneria gli “iniziandi” sono innanzitutto esseri liberi, “intelletti sani” e fini pensatori e non grossolano gregge che segue senza capire… è la “ragione” il loro stendardo e mai potrebbero accettare idee sciocche o assurde!
Nuove fondamenta solide sono richieste, nuove fondamenta da poggiare sulla stabile “pietra di fondamento”, “pietra occulta” perché interrata ed invisibile, ma vera, primordiale e “fondamentale”.
Pietra di luce perché fatta della materia prima iniziale, eterna ed incorrotta… seppellita sotto lo strame delle abitudini e dei compromessi di una vita ordinaria e istintuale… quella bisogna cercare; chi eravamo, chi siamo realmente, cosa vogliamo diventare, queste le domande che compaiono quando si inizia ad analizzare ed a “viaggiare” nel Vitriol.
Interessante è anche il concetto proto-chimico di Vetriolo, da cui evidentemente trae origine il termine; nell’antichità, s’intendeva con questo nome, una sostanza dalle “strane” proprietà, un “acido forte” di colore verdognolo e dalla consistenza oleosa…
La parola vetriolo compare per la prima volta intorno al VII secolo, e deriva dal latino classico vitreolus (olio di vetro).
È probabile che il nome tragga origine proprio
dall’aspetto vetroso assunto dai solfati di rame quando cristallizzano.
La sua scoperta è associata con l’acido solforico, che risale al IX secolo; essa avvenne da parte di un medico alchimista islamico Ibn Zakariya al Razi che lo ottenne per distillazione a secco di minerali contenenti ferro e rame.
La particolarità che colpiva allora, era la capacità di un liquido, di “bruciare” la materia organica… infatti l’acido solforico attraverso potenti reazioni esotermiche, procurava le medesime ustioni del fuoco… come se esso stesso fosse intrinsecamente “fuoco”, e come il fuoco discioglieva i metalli e le pietre, facendoli “ribollire” con la produzione di una “schiuma” maleodorante… era un potente agente trasmutante in grado di portare a “putrefazione” le sostanze complesse a base carbonica, liberando gas solforosi dall’odore nauseabondo ed irritante per gli occhi con lacrimazione reattiva… la carne sottoposta al vetriolo, andava incontro ad un annerimento putrefattivo, una “nigredo”… molto simile alla putrefazione cadaverica. L’uso del vetriolo era anche uno dei modi per estrarre i metalli nobili dalla ganga metallifera delle cave per questo serviva a purificare l’oro in quanto esso non è attaccato dagli acidi.
Insomma il Vetriolo sembrava essere quell’elemento capace di “unire i contrari” di fuoco ed acqua, sembrava reagire come un animale feroce al contatto con la carne ed i metalli, come “un leone verde” aggrediva gli incauti uccidendoli prendendoli per la gola… (respirare le esalazioni poteva uccidere per soffocamento).
Ottimo elemento simbolico per gli Alchimisti del medio evo… e non solo.
La figura che accompagna questo post il cosiddetto ‘sigillo’ (il termine mi sembra un po’ inappropriato) del V.I.T.R.I.O.L.
Le iniziali della frase occulta che ruota intorno alla figura “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem” compongono, appunto, l’acronimo V.I.T.R.I.O.L.
La frase significa “Visita l’interno della Terra, e compiendo il giusto, ritroverai la pietra occulta, la vera medicina.”

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