Il nodo di Salomone

Se osserviamo i disegni dei bambini, nei primissimi anni dell’infanzia, ci accorgiamo come siano costituiti da ‘scarabocchi’, spesso tracciati circolari che si intersecano, si inseguono senza capo né coda, ai quali non si conferisce alcun senso, eppure la loro mente è priva di quei condizionamenti
che ‘assillano’ gli adulti.
Nel subconscio, forse c’è in ciascuno di noi il retaggio di un ‘legame’ con ‘qualcosa’ di ineffabile, di ‘trascendente’, il bisogno di sentirsi uniti ad un origine di cui abbiamo perso ogni traccia.
Tutto, nel mondo che ci circonda, è in realtà in relazione costante.
Tutto ciò che esiste nell’universo è costituito dagli stessi elementi fondamentali, dall’aria che respiriamo all’acqua, al fuoco,alla terra. Gli elementi cambiano semplicemente disposizione elettronica, assumendo varie forme, ma ciò che permette questo è il legame che si stabilisce tra di essi, sia a livello microscopico che macroscopico.
L’individuo (indiividus=indivisibile) è un sistema energetico che appartiene al ‘tutto’, una particella infinitesima dell’immensità. Noi non possiamo consideraci ‘separati’ da quanto ci circonda.
Se lasciassimo per un momento da parte le nostre frenesie quotidiane e dedicassimo un Pensiero alla Natura attorno a noi, troveremmo quell’Armonia che gli Antichi avevano saputo coagulare nel quotidiano, trasferendola nelle opere d’arte che in molti contesti sono pervenute fino ai giorni nostri e che con grande fatica ci sforziamo di comprendere.
Compito dell’uomo è cercare di affinare i propri sensi per sondare quel Mistero che ci separa dall’interpretazione dei miti, delle metafore,delle allegorie, dei simboli, che sono stati usati per parlarci, per lasciarci un messaggio invariato attraverso i secoli e i millenni e che, un Tempo appannaggio di ognuno, è poi diventato pertinenza di una sempre più ristretta ‘élite’.
Oggi gli studiosi riscoprono conoscenze già note ai grandi filosofi dell’antichità, ad esempio come tra suono e numero vi siano delle precise corrispondenze ‘armoniche’, alla base di molte costruzioni architettoniche; ma chi potrebbe pensare, guardando un monumento, che esso si possa trasformare in suono?
Tutto è energia e tutto vibra su una frequenza ben precisa.
L’Armonia è una condizione sperimentabile, una sensazione di benessere che pervade tutto il nostro Essere, e che ci permette di percepire una dimensione ‘ultraterrena’ quando ci troviamo in determinati luoghi, davanti a determinati stimoli o simboli, determinati colori o suoni, quando ci ‘sintonizziamo’ su un determinato ‘canale’, quando sentiamo di ‘ricollegarci’ al ‘divino’, con la parte più intima di noi stessi.
Il Nodo di Salomone, tanto per restare in tema, simboleggia nella sua valenza originaria proprio l’unione profonda dell’Uomo con la sfera del divino.
Re Salomone è una delle figure centrali nella Bibbia e nella storia degli Ebrei. Egli viene ricordato per aver ricevuto direttamente da Dio la capacità di discernere la giustizia e il Bene dal Male, e per aver edificato il grandioso Tempio che da lui prese il nome e che custodisce l’Arca dell’Alleanza, simbolo del patto tra Dio e l’Uomo.
Eppure, oggi, è difficile trovare una correlazione con il suo significato primitivo, quando lo vediamo occhieggiare nell’insegna di alcune banche, o usato come decorazione di tappeti, rivestimenti civili e industriali, o come soggetto di manufatti di oreficeria o bigiotteria…
Si direbbe che il simbolo abbia subito una degradazione, nel suo senso purissimo,relegato a fare da cornice in contesti che nulla hanno a che vedere con esso. Non si interpreti questa asserzione come uno sminuire il lavoro odierno di chi produce manufatti artistici!
All’interno di ogni gruppo sociale, sono sempre esistiti personaggi che, per la loro capacità di conoscere profondamente sé stessi e quindi le leggi della Natura, hanno padroneggiato il simbolo, che nel corso del tempo ha avuto molta diffusione, venendo talmente ‘inflazionato’, da perdere la sua ancestrale ‘forza’ e sacralità.
L’uso indiscriminato dei simboli, infatti, non è stata parallela all’evoluzione spirituale dell’umanità,che oggi si ritrova confusa dinanzi a quanto il passato lascia filtrare. Possiamo solo, se siamo dotati di sensibilità e buona volontà, darvi un’interpretazione a ‘posteriori’, che non sarà mai totalmente aderente al Pensiero di chi quel simbolo l’ha inciso, l’ha disegnato, l’ha consegnato alla pietra, o ad altro veicolo di trasmissione, suo silenzioso complice.
La nostra sensibilità deve portarci a penetrare nel significato del simbolo, e per farlo è necessario indagare nel passato, per ritrovare l’Armonia e tutto il suo fascino, ad interrogarci sul perché esso sia stato uno dei temi più ricorrenti e mirabilmente ricercati in varie forme, colori, aspetti in varie parti del mondo. Provo sempre una grandissima emozione quando mi ritrovo dinanzi a una colonna annodata, ai meravigliosi mosaici di epoca romana o medievale, in cui trionfano intrecci, nodi, spirali,croci, fiori della Vita o labirinti, per ricordarne alcuni. Perché in un certo senso è come ‘fondersi’ con l’energia che ha ispirato i loro autori e rivivificarla.
Emozione che rasenta la commozione e che conduce mente, cuore e anima verso le più alte mete della Perfezione, alla ricerca dell’Immanente e dell’Assoluto.
Il Nodo di Salomone potrebbe ricollegarsi ad altri simboli ‘onnipresenti’ e ‘ubiquitari’ quali la (o il) Swastika (la ruota cruciforme che allude al dinamismo cosmico), la spirale o evoluzione ciclica, i fiori, l’edera (immortalità), la treccia, la croce, la stella a sei punte (o Sigillo di Salomone), che alludono all’unione della Terra con il Cielo, alla circolarità del Tempo, visto come ciclico e non lineare, in cui prevale la necessità di avere un’Ordine..
Così l’uomo, osservando il ciclo della Luna e del Sole,l’alternanza giorno/notte, delle stagioni,della Natura, quindi della vita, ha sempre raffigurato questo susseguirsi circolare di eventi: la nascita, la crescita, l’evoluzione e la morte, per poi riprendere il medesimo ciclo..
Anche se il corpo fisico subiva una lenta degradazione, la speranza o la consapevolezza che lo ‘spirito’ sopravvivesse, ha fatto sì che egli adottasse una forma di rispetto verso quella dimensione invisibile a cui ha conferito una valenza ‘sacra’, ‘magica’.
Investendo i segni (secondo le culture) di un potere particolare, in grado di stabilire un ‘ponte’ tra la sua dimensione ‘umana’ con quella divina, assicurava per sé stesso o per i propri cari una protezione sovrannaturale, che poteva anche garantirgli l’immortalità dell’anima.
L’Uomo, quale rappresentante di dio sulla Terra, trova posto in questo linguaggio mitico e allegorico.
Il Nodo di Salomone è visto come nodo d’amore, di legame sacro e indissolubile; oppure viene correlato ai cicli stagionali, alle attività umane, e alla vita animale, soprattutto acquatica.
Il Nodo di Salomone è collegato, come dicevo, a simboli spiraliformi come il Triskel.
Tale simbolo, caratteristico dell’iconografia celtica e assimilabile allo svastica dell’Oriente, sembra ricollegarsi al concetto di Trinità; le tre dimensioni umane che sono unite e in movimento dinamico verso la realizzazione dell’Unità (circolarità).
Da testi classici ed ermetici si assiste all’associazione del Nodo di Salomone con quello remoto del labirinto, identificato con un percorso iniziatico teso alla conquista di un Centro, il nocciolo divino che, addentrandosi nelle profondità dell’anima e della materia in un duplice cammino, porta alla rinascita.
L’incisione è forse la raffigurazione più antica, poiché è una delle prime forme di espressione che l’uomo ha adottato per comunicare concetti, sia astratti che materiali.
Nelle incisioni rupestri della Valcamonica (BS), ritroviamo un patrimonio importantissimo a questo riguardo, e non manca certo il Nodo di Salomone, che è visibile a Campanine di Cimbergo,in cui vi sono quattro nodi completi, tra i quali uno è stato eseguito con cura, ed è costituito da anelli a dodici fasce.
Il fatto che in uno di questi nodi sia stata posta,in epoca posteriore al nodo, una croce, forse ci indica che questo luogo è stato insignito di una ‘risacralizzazione’ in epoca cristiana.
Potrebbe anche significare che la croce e il nodo siano equivalenti, nel loro significato di ‘salvezza’ e di unione tra mondo terrestre (il piano orizzontale) e Celeste (verticale,ascensionale).
I graffiti in questione vengono datati ad una tarda epoca, post -romana e probabilmente alto Medievale.
A partire dal I° secolo d.C., troviamo il nodo di Salomone (ma non solo: esso è spesso ‘combinato’ con i simboli menzionati sopra, stelle, spirali,intrecci vegetali,fiori, svastiche o in geometrie lineari e severe) in profusione sui mosaici pavimentali, sotto l’Impero Romano, ma esso può essere una trasposizione simbolica che tale popolo attinse altrove. C’è da sottolineare che i motivi musivi dei primi secoli furono in bianco e nero e solo successivamente policromi. In Italia ve ne sono moltissimi esempi, sparsi in ogni regione e,da qui, hanno valicato i confini delle Province Romane. Per questo motivo troviamo i medesimi motivi in tutto il territorio dell’Impero, pur rielaborati dal gusto e dalle tendenze locali. Ma il significato simbolico rimane immutato.
Gran parte di questo articolo è stato preso da ‘duepassinelmistero.com‘, che vi invito a visitare, dove troverete anche delle interessanti foto esplicative…vi consiglio di consultarlo con un pc, in quanto l’impaginazione è un po’ datata e non è pienamente leggibile da telefoni/tablet; l’autrice (Marisa Uberti), comunque, sta rinnovando il sito.

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