Spirito e spiriti

Perdonatemi il titolo, miei cari lettori, ma questo piccolo gioco di parole iniziale mi serve per introdurre l’argomento di questo articolo.
Secondo il dizionario la parola spirito viene definita come ‘la parte non fisica di una persona’ ed è considerato (l’anima per chi crede o la psiche filtrata dalle sovrastrutture celebrali, per chi è assolutamente razionale) separato dai nostri corpi in carne ed ossa.
L’alcol è lo spirito (o l’essenza) degli ingredienti utilizzati per realizzarlo.
In questo appuntamento voglio condividere con voi una piccola storia del rapporto fra le divinità venerate nei secoli (e anche oggi da alcuni movimenti neo pagani) e gli alcolici.
La pratica moderna della magia esoterica incoraggia i ‘ricercatori’ spirituali a evitare l’alcol ma un rapido sguardo alla storia testimonia che non è sempre stato così.
Le bevande alcoliche, del resto, hanno una storia che si perde nella ‘notte’ dei tempi.
Una recente scoperta archeologica fatta in Israele ha rivelato prove certe di un intruglio fermentato datato 13.000 anni fa.
In Asia si sono fatti ritrovamenti di bevande alcoliche risalenti a circa 7000 a.C nella valle del fiume Giallo, in Cina.
Le prime tracce ‘certe’ di vino, ottenuto da uve fermentate, risalgono al 6500 aC.
In Cina, India, Egitto, Grecia, Roma e persino nell’America centrale e meridionale, le bevande alcoliche erano venerate per le loro numerose proprietà, incluse quelle di avvicinare l’essere umano all’incontro con il divino.
Vediamone assieme alcuni dettagli, facendo un ideale viaggio fra i luoghi della storia.

  • Mesopotamia . Quasi 5.000 anni fa, i Babilonesi adoravano Siduri, la dea della birra e del vino, e un’altra dea, Siris, che a quanto pare era specializzata esclusivamente nella birra.
    L’equivalente della dea Siris per i Sumeri era Ninkasi anch’essa protettrice della birra.
  • Egitto. In Egitto il dio Bes era il protettore della casa e il patrono dei produttori di birra, mentre Nefti era la dea della birra.
    Osiride, oltre ad essere il guardiano degli inferi, aveva anche un ‘alter ego’ : alco che era il sorvegliante della birra e del vino.
    Anche Tenenet, oltre ad essere la divinità delle partorienti era spesso affiancata alla birra (Forse la birra veniva usata per alleviare i dolori del parto)
  • Grecia. Nell’antica Grecia troviamo le divinità Dioniso, il dio del vino, Methe, la personificazione dell’ubriachezza, Sileno, dio del vino, della vendemmia e dell’ubriachezza, e le dee Enotropae le quali, secondo la mitologia, potevano trasformare qualsiasi cosa in vino.
    C’era anche la dea Amphictyonis, che governava vino e amicizia.
    La principale bevanda greca alcoolica era l’idromele, creata facendo fermentare, semplificando, un composto di miele ed acqua. Era tradizione che le coppie appena sposate si prendessero un ciclo lunare completo, tutto per loro, per festeggiare il proprio piacere con idromele; da qui nasce il concetto di “luna di miele” tempo dedicato al piacere della conoscenza reciproca.
  • Antica Roma. Come probabilmente sapete ai romani piaceva molto il vino ed era spesso incorporato in celebrazioni, rituali e altre pratiche spirituali.
    Abundantia non era solo la dea dell’abbondanza e della prosperità, ma era la guardiana del vino e del bere.
    L’equivalente romano di Dioniso era Bacco (la radice dei baccanali ). I romani rendevano omaggio anche al Liber Pater (letteralmente Padre della Libertà), il dio della viticoltura, del vino, della fertilità e della libertà.
  • Nord e centro Europa. I Vichinghi onoravano Aegir come un dio dai molti talenti tra cui la birra e l’ idromele.
    In Irlanda, la dea Brigid, un tempo triplice, si trasformò in Santa Brigida, patrona della produzione della birra.
    Nell’antica Gallia (l’attuale Francia) troviamo Sucellus, il dio celtico delle foreste, dell’agricoltura e delle bevande alcoliche. Nell’Europa germanica troviamo il folletto (il coboldo) della birreria: Biersal (Bierasal o Bieresal).
  • Africa. Il popolo Hausa dell’Africa occidentale riconosce Ba-Maguje, uno spirito che crea sete che porta all’ubriachezza e spesso considerato una sorta di demone.
    Nokhubulwane è la dea Zulu della pioggia, dell’agricoltura, degli arcobaleni e della birra, mentre gli Yoruba riconoscono Ogoun, il dio del rum.
  • Asia. In Cina, Du-Kang è considerato l’inventore del vino e il saggio dell’industria dell’alcol.
    Li-Bai è il dio cinese del vino e della poesia e condivide il dominio del dolce nettare alcolico ottenuto dalla vite con Liu Ling, uno dei sette saggi del boschetto di bambù (è un gruppo di figure storiche e divinizzate che raggiunsero la maestria in diversi ambiti).
    Lo spirito stesso del vino è Tao Yuanming. In Giappone, Inari è la dea shintoista del sake, il vino di riso giapponese.
  • Americhe. I Maya si abbandonavano a una bevanda chiamata balché governata dal dio Acan.
    È interessante notare che il balché era preparato con miele e corteccia derivanti dall’omonimo albero.
    Il miele delle api fatto con il nettare del balchè conteneva proprietà allucinogene e questo tornava molto utile per colloquiare con le forze spirituali.
    Per gli Aztechi e altre tribù imparentate, Mayahuel era la dea della pianta maguey (agave) e del suo prodotto risultante, la tequila.
    Un’altra bevanda alcolica ricavata dalla linfa fermentata della stessa pianta, la pulque , permetteva ai bevitori di entrare in comunione con gli Ometochtli, un insieme di esseri spirituali.

Oltre che, per comunicare con le forze spirituali / divinità, le bevande alcoliche fornivano sostanze nutritive; tutte le culture le usavano per ragioni medicinali, soprattutto come antisettici o per le loro proprietà antidolorifiche ed emotivamente confortanti.
Venivano anche offerti direttamente agli dei/dee, sepolti insieme ai morti, usati nei riti funerari e bevute da persone di tutte le età.
Concludendo l’uso di bevande alcoliche per le pratiche cerimoniali o spirituali è un opzione che può trovare le sue valide e fondate motivazioni anche nella pratica della stregoneria moderna, l’importante è non eccederne nell’uso.

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