Satanismo e intolleranza: un equivoco da chiarire
Oggi vi voglio offrire una piccola riflessione personale nata dall’articolo che vi riporto nelle righe seguenti.
Negli ultimi giorni ha fatto discutere il caso di una studentessa palermitana che agli inizi del 2024, in una scuola superiore di Palermo, si presentò in classe con al collo un crocifisso capovolto all’uso dei satanisti. Il richiamo di un insegnante aveva suscitato un acceso confronto e quindi l’intervento della dirigenza scolastica. Il docente fu sospeso per tre giorni e privato della retribuzione. È notizia di queste ore che il successivo ricorso dell’insegnante al Tribunale del Lavoro è stato rigettato.
Lo riferisce in una nota l’Associazione Internazionale degli Esorcisti, ricordando che “il clima in cui è maturato il caso era quello creatosi dopo i gravissimi fatti di Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, dove un muratore aveva ucciso la moglie e due dei loro figli durante un rito all’interno della loro abitazione”.
La giovane di Palermo si era definita lei stessa “satanista”. “La dirigenza dell’istituto ha ritenuto che la condotta dell’insegnante abbia leso la dignità della studentessa, oltre che la riservatezza sulle sue convinzioni religiose”, si legge ancora nella nota dell’Aie.
“Quello che si evince dal pronunciamento dei giudici è che se qualcuno si esprime contro il diavolo e le forme di culto ad esso attribuite – sottolineano gli esorcisti – sta discriminando una religione. È vero invece il contrario, perché il satanismo nelle sue declinazioni e per mezzo dei suoi aderenti combatte apertamente il cristianesimo”.
“Se una persona indossa la croce capovolta al collo per affermare la sua appartenenza al satanismo, o per mostrarsi simpatizzante delle sue posizioni, e un giudice ne tutela l’intenzione, direttamente o indirettamente egli sta giustificando un atto di intolleranza verso la religione cristiana e chi la professa”.
Per gli esorcisti è da sfatare la “falsa e pericolosa convinzione, purtroppo diffusa fra le giovani generazioni, e cioè che Satana/Lucifero rappresenti una figura buona, positiva, opposta all’ignoranza, all’oscurantismo, e che il satanismo non sia altro che una corrente di pensiero”. Invece “non è che un inganno, una tragica illusione che nasconde l’assoluto disprezzo verso la persona umana, la sua integrità e libertà, e verso la vita stessa fin dal suo concepimento”. che si è presentata in classe con un crocifisso rovesciato al collo, simbolo spesso associato al satanismo. L’episodio ha scatenato reazioni forti, culminate con la sospensione di un docente e con l’intervento dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti, che ha parlato di un atto di intolleranza verso la religione cattolica.
Vorrei soffermarmi su questo punto: davvero il satanismo, in quanto tale, può essere definito un gesto di intolleranza?
Il crocifisso rovesciato non appartiene esclusivamente al satanismo. Nella tradizione cristiana è legato alla figura di San Pietro, che secondo la tradizione chiese di essere crocifisso a testa in giù per non morire come Cristo (La vedete rappresentata nella ‘copertina’ che accompagna questo articolo). Oggi, certo, il simbolo viene usato come segno di rottura, di ribellione, oppure come espressione di un’identità culturale alternativa. Ma non si può ridurre automaticamente a un’offesa anticristiana.
Così come chi porta un simbolo religioso non necessariamente intende discriminare chi non lo condivide, allo stesso modo chi indossa un segno “controverso” non è per forza animato da odio verso altri.
Il termine “satanismo” racchiude realtà molto differenti. Ad esempio, il satanismo laico di Anton LaVey (fondatore della Chiesa di Satana nel 1966) non prevede il culto di un’entità diabolica, ma propone una filosofia che esalta l’individualismo, l’autonomia e la responsabilità personale.
Il satanismo spirituale/esoterico, invece, rielabora miti e simboli legati a Satana o Lucifero in chiave di archetipo di libertà e conoscenza. Esistono poi varianti artistiche, culturali o persino musicali che utilizzano simboli satanici come mera provocazione estetica.
In nessuno di questi casi l’elemento costitutivo è “l’odio verso il cristianesimo”. Ci può essere critica, opposizione simbolica, provocazione, ma non per questo un atto di intolleranza.
Intolleranza significa voler impedire a qualcuno di esprimere se stesso. Se una studentessa decide di definirsi satanista, possiamo discutere, possiamo persino criticarla sul piano etico o simbolico, ma non possiamo trasformare quella scelta in un’aggressione verso la fede cattolica.
Al contrario, sarebbe intolleranza negare a lei la possibilità di vivere la propria identità spirituale o filosofica. La Costituzione italiana tutela la libertà di coscienza e di religione, e questo vale anche per le fedi o le filosofie minoritarie, comprese quelle che suscitano, nel comune sentire, fastidio o incomprensione.
Il rischio più grande è confondere tre livelli molto diversi:
- Critica: posso non condividere un simbolo o una filosofia, ed esprimere le mie ragioni.
- Provocazione: posso utilizzare un segno forte per attirare attenzione o mettere in discussione un’idea dominante.
- Discriminazione: è tutt’altra cosa, ed emerge quando nego a un altro il diritto di esprimersi o lo riduco a “nemico” solo per la sua identità.
Confondere questi piani porta a irrigidire i rapporti e a produrre conflitti inutili.
Concludendo, il satanismo, nelle sue molteplici forme, non è automaticamente un atto di intolleranza verso il cattolicesimo. È piuttosto una scelta simbolica, filosofica o spirituale che può essere discussa, criticata o persino respinta, ma che rientra a pieno titolo nella libertà di espressione e di coscienza.
La vera sfida, oggi, è educare le nuove generazioni a distinguere tra differenza e discriminazione, tra provocazione e odio, tra libertà e violenza. Solo così si costruisce una società davvero pluralista, dove i simboli non diventano armi, ma linguaggi da interpretare e comprendere.

