Il rito della luce e della grazia: la segnatura di Maria e dell’Arcangelo Raffaele
Quello che vi propongo è la descrizione un rituale di guarigione che va a concludere, idealmente, l’articolo dedicato alle segnature.
Devo dirvi, però, che la tradizione delle segnature, prevede regole ferree e intrinseche che ne impediscono la riproduzione al di fuori del contesto comunitario e tradizionale. Infatti il “potere” (o virtù) di segnare non si può auto-attribuire o imparare intellettualmente ma deve essere obbligatoriamente trasmesso da un segnatore anziano a un neofita (tradizionalmente all’interno della famiglia e spesso per via matrilineare). Questa consegna (o “lascito”), come vi dicevo la volta scorsa, può avvenire solo in momenti precisi dotati di forte carica simbolica, come la notte di Natale (intorno alla mezzanotte) o il venerdì santo.
Ma c’è un’altra questione: le “parole di potere” e le formule magico-religiose, per compiere questi atti sono rigorosamente protette dal segreto. Devono essere sussurrate a bassissima voce o recitate mentalmente in modo da non essere udite o memorizzate dal paziente’. Se un segnatore rivela le formule al di fuori del rito di iniziazione o si vanta delle proprie capacità, perde immediatamente il suo “potere” e la segnatura cessa di essere efficace.
Pur rispettando questo vincolo di segretezza nel presente articolo, desidero comunque proporvi la descrizione di un rituale di guarigione che ricalca fedelmente la gestualità e le formule dei veri “segnatori”.
È fondamentale premettere che tali pratiche, per conservare la propria autentica efficacia, devono essere prestate in modo del tutto gratuito, senza alcuna forma di compenso; inoltre, esse non intendono in alcun modo rimpiazzare il parere e le cure del medico.
Il rito descritto di seguito si inserisce pienamente nella tradizione del sincretismo cristiano, dove le preghiere liturgiche della chiesa cattolica si fondono con le credenze della magia popolare, creando un legame inevitabilmente in contrasto con i dogmi della dottrina ecclesiale ufficiale.
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Nella tradizione popolare, la Vergine Maria incarna la protezione materna assoluta e il manto che accoglie e consola ogni sofferenza, mentre l’Arcangelo Raffaele ( il cui nome, di origine ebraica, significa “Dio guarisce”) è il medico ‘celeste’ per eccellenza, colui che nella narrazione biblica risana la vista di Tobi e accompagna i viandanti. La loro unione in un rito di segnatura crea un’orazione di straordinaria potenza simbolica.
Queste pratiche non necessitano del rispetto di alcuna lunazione, orari o giorni particolari: si ‘nutrono’ della devozione e della forza di una fede semplice, convinta e totale.
Recuperatevi questo materiale:
- Un bicchiere d’acqua pulita,
- Un piattino con un goccio d’olio extravergine d’oliva
- Una candela bianca (e se volete un’immagine votiva della Vergine Maria e / o dell’Arcangelo Raffaele)
Posizionate il bicchiere d’acqua e la candela accesa tra voi e la persona da curare.
Dopo aver fatto il segno della croce, intingete il pollice della mano destra nell’olio d’oliva, elemento sacro di unzione e nutrimento spirituale, e tracciate un primo segno di croce sulla fronte dell’infermo (oppure sul palmo delle mani, se si tratta di un disturbo dell’anima come l’ansia o la malinconia), pronunciando a bassa voce le seguenti parole (o simili)
«Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Sotto il manto di Maria mi rifugio,
alla luce sanante di Raffaele mi affido.
Che la grazia scenda e ogni male si arreda.»
Sempre con il pollice intriso d’olio, tracciate dei piccoli segni di croce direttamente sulla zona colpita dal dolore o dal male (oppure nell’aria, immediatamente sopra di essa). I segni vanno ripetuti per tre o sette volte, numeri sacri che richiamano la perfezione e il compimento spirituale.
Ogni serie di croci deve essere accompagnata da un lieve soffio sulla parte trattata, gesto arcaico che simboleggia l’alito di vita che scaccia la stasi, e dalla recitazione sussurrata di queste parole o simili:
“Maria Santissima, Madre di pietà,
stendi il tuo manto su questa infermità.
San Raffaele, medico di Dio,
scaccia il tormento e il male.
Come la luce scaccia la sera,
ritorni la salute e la grazia.
Amen, così sia”
Fate poi cadere tre gocce d’olio nel bicchiere d’acqua. Nel linguaggio simbolico dei ‘segnatori’, l’osservazione dell’olio permette di decodificare lo stato del male: se l’olio si dilata fino a scomparire, il dolore si sta sciogliendo; se si divide in tante piccole gocce, il rito agisce per ricomporre l’armonia spezzata.
Mentre l’olio galleggia sull’acqua, ponete le mani sopra il bicchiere e recitate tre Ave Maria, per invocare la dolcezza consolatrice della Vergine, e concludete con la preghiera indirizzata all’Arcangelo Raffaele:
«Arcangelo Raffaele, guida dei viandanti e custode della salute,
versa la tua particolare attenzione su [nome della persona per cui fate il rituale].
Spezza le catene della sofferenza, riporta l’ordine dove regna il caos.
Ciò che è piaga si chiuda, ciò che è turbato si plachi. Amen.»
Concludete tracciando un ultimo segno di croce nell’aria sopra la persona, bagnandole leggermente le tempie e i polsi con qualche goccia dell’acqua rituale.
Questi rituali si devono chiudere sempre con un gesto di umiltà e distacco, a ribadire che chi lo esegue è solo uno strumento.
«Il gesto è fatto, la parola è detta.
Non sono io che segno, è la grazia che opera.
Maria ha ascoltato, Raffaele ha curato.
Sia fatta la volontà del Cielo. Amen.»


Esiste qualcosa di simile a questo rito per chi non è cattolico? Mi spiego meglio, io per tradizione lo sono, ho i vari sacramenti, ma non sono praticante e non frequento le chiese, anche se sono spirituale. Grazie per l’aiuto.
Mi rendo conto che questa domanda, se pure all’apparenza semplice, merita un argomentazione molto più articolata rispetto a quella di un commento; probabilmente ci tornerò in uno dei prossimi articoli.
Le voglio, comunque, lasciare qualche breve spunto.
La pratica della segnatura appartiene al sincretismo e alla magia popolare, rendendola del tutto slegata dall’osservanza dei dogmi o dalla frequentazione della Chiesa. Quello descritto, essendo un rito basato sull’intento interiore e sull’arte della cura, si adatta perfettamente (a mio avviso) alla sua spiritualità indipendente.
L’efficacia del rito risiede nella purezza d’intenti e nell’uso di elementi naturali (acqua, olio, fuoco), non nell’approvazione del clero. Anche le formule e i tempi non sono un blocco monolitico; infatti, molti praticanti contemporanei svincolano queste pratiche dal calendario cattolico, adattandole ai cicli naturali (come i solstizi) o a percorsi spirituali moderni.
Può, quindi, tranquillamente reinterpretare le parole e i simboli della tradizione, spogliandoli dell’obbligo confessionale, trasformandoli a suo piacimento e dedicandoli a forze spirituali a lei più consone.