Autunno

La ruota dell’anno è arrivata all’equinozio d’autunno, la grande festa del giovane uomo è imminente (Mabon) e per chi opera con l’antica arte e con la terra viva è ora di celebrare il tempo in cui la gioia della crescita estiva cede il passo alla natura che si ritrae.
Forse oggi è un discorso un po’ anacronistico, date le disponibilità che abbiamo nella nostra società moderna, ma se seguiamo i ritmi della natura non stiamo affatto entrando in un periodo di idilliaco e passivo riposo, bensì nella stagione della gestione scaltra, strategica e consapevole della scarsità.
Per la tradizione stregonesca si tratta di una fase altamente dinamica ed energetica, in cui la sopravvivenza spirituale e l’efficacia operativa dipendono interamente dalla capacità di adattarsi al declino della superficie, integrando il ritmo del mutamento anziché opporvisi.
Un albero non trattiene le foglie secche; le lascia cadere perché costerebbe troppa energia mantenerle attaccate ai rami durante il gelo. Questo è il cuore del pragmatismo autunnale. Il tempo del raccolto non riguarda solo l’accumulo dell’abbondanza, ma l’arte della selezione.
Nella pratica magica legata ai cicli della terra, l’autunno non bussa alla porta con l’irruenza dei temporali estivi, ma si insinua con lentezza. Il focus della stregoneria abbandona le fioriture spettacolari e l’espansione verso l’esterno per assecondare il movimento naturale della natura: la contrazione. L’equinozio segna semplicemente l’inizio di un periodo in cui la magia si fa più silenziosa, densa e casalinga.
La vera operatività di inizio autunno si fonda sulla fermentazione e sul marcescenza. Quando la linfa si ritira dai rami e scende a rifugiarsi nelle radici sotterranee, la superficie della terra si ricopre di corpi morti: foglie cadute, frutti a terra, carcasse di insetti estivi. Questo manto in decomposizione è il grembo dal quale nascerà la fertilità dell’anno successivo, è un processo di alchimia pura: il mosto che bolle nei tini e la vegetazione che si decompone generano calore partendo dalla morte della forma precedente.
Le azioni magiche di questo periodo, secondo la tradizione, servono per lavorare su ciò che deve sparire nella propria vita: vecchie abitudini, legami sterili o rancori non digeriti vengono gettati simbolicamente o ritualmente “sotto le foglie”, lasciati a decomporre per diventare l’humus nutriente su cui attecchirà il futuro. La trasformazione alchemica della nigredo si compie proprio attraverso questo macerare paziente nel buio. Il marciume della terra agisce come un catalizzatore che purifica la volontà, spogliandola di ogni superfluo e ancorandola alla materia prima della realtà.
Si smette di raccogliere le parti aeree della piante e si inizia a scavare. È il momento di estrarre cortecce, radici dure, rizomi e bulbi. L’energia di queste materie prime è lenta, terrigna e richiede pazienza. Lavorare con le radici in autunno significa cercare la stabilità, radicare i propri intenti e preparare unguenti o decotti che hanno bisogno del buio e del riposo per maturare la loro forza.
L’antico contadino a inizio autunno doveva decidere quali capi di bestiame macellare o vendere e quali mantenere durante l’inverno in base alle scorte di fieno. Traslato nella magia personale, questo è il momento in cui dobbiamo decidere cosa sacrificare prima che diventi una zavorra letale.
Non possiamo portare tutto con noi nel buio dell’inverno. Chi non è capace di eliminare volontariamente rami secchi, progetti moribondi o risorse mal investite, vedrà le proprie energie prosciugate durante i mesi freddi.
Con l’accorciarsi delle giornate, il mondo astrale si fa più denso e le intrusioni aumentano. Non si tratta ancora dei cancelli spalancati e caotici della notte di Samhain, ma dell’infiltrazione lenta e insidiosa dei primi freddi.
La stregoneria d’autunno è una magia di ‘fortificazione’: si curano le soglie, si ungono gli stipiti, si verificano le difese energetiche della casa e della mente.
Dimentichiamo l’esercizio delle pratiche all’aperto e sotto la luna. È il momento di fare scorta, non solo riempiendo la dispensa di erbe essiccate, resine, barattoli…, ma soprattutto accumulando energia personale.
La pratica stregonesca in autunno si sposta all’interno, diventa domestica, intima e protetta. È il tempo in cui si sigillano le porte e si controllano i confini della casa, riaccendendo il fuoco (fisico o simbolico) al centro della stanza principale. Questo ripiegamento insegna il valore dell’essere discreti: si impara a preservare il proprio calore, a lavorare nel silenzio del proprio spazio di lavoro (che può essere anche la cucina) e a rallentare i ritmi, costruendo un nucleo denso e inattaccabile che farà da rifugio per l’inverno imminente.

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