Rituale di centratura con la dea Danu

Sapete che gli articoli di questo blog seguono spesso il mio vissuto. Probabilmente quest’anno sto facendo molta fatica a riprendere i normali ritmi ‘produttivi’ e quindi, inevitabilmente, vi propongo un secondo appuntamento con il tema del rientro come argomento portante.

Dea Danu

Siamo alle porte di Settembre e l’autunno si sta avvicinando a veloci passi. Questo periodo rappresenta il momento nel quale l’energia ‘estroversa’ dell’estate lascia il posto alla necessità di rimettere i piedi a terra e fare i conti con la realtà.
Come le antiche tradizioni ci insegnano, settembre richiede un taglio netto. Serve impugnare idealmente la falce per raccogliere i frutti della stagione passata e ricominciare il ciclo. Ogni inizio nuovo richiede riflessione e progettazione, un lavoro necessario di ‘centratura’ che ci permetta di far pulizia di dubbi, ansie, conflitti interiori e ascoltare la nostra mente analitica. Abbiamo un altro anno da progettare, nuovi semi da spargere e obbiettivi da raggiungere.
La descrizione di questa pratica, ispirata fortemente alla tradizione degli amici Wiccan, mi offre l’occasione di introdurre un’affascinante forza spirituale: la Dea Danu, una divinità importante nella mitologia celtica .
Nota anche come Anu o Dana, rappresenta la figura divina materna e la sua influenza si diffuse in tutta l’Europa orientale, fino all’Irlanda. Danu era venerata come dea della fertilità, della saggezza e del vento. Nutriva gli dei e il suo nome fu adottato dai Tuatha Dé Danann, il pantheon irlandese associato al popolo delle fate.
Sebbene il testi storici non forniscano dettagli specifici su Danu e sul suo culto, essa occupa un posto significativo nella cosmologia celtica, rappresentandone una delle principali divinità. Infatti, le origini esatte di questa Dea rimangano avvolte nel mistero.
I diversi nomi assegnati a Danu riflettono la varietà del suo culto nelle diverse regioni dell’antica Europa; incarnana gli aspetti fertili della femminilità ed è associata, principalmente, all’abbondanza della terra e alla crescita dei raccolti.
Ma, oltre al suo ruolo di dea madre, Danu era venerata anche per la sua saggezza e il suo legame con il vento. Si credeva che possedesse una conoscenza profonda, fungendo da guida per gli dei e gli abitanti mortali del mondo celtico. Danu non solo nutriva gli dei con la sua saggezza, ma fungeva anche da protettrice e sostenitrice della vita. La sua associazione con il vento simboleggiava la sua capacità di trasmettere messaggi e infondere vita nel mondo.
Il suo culto comprendeva vari rituali e pratiche che celebravano le sue qualità divine.
I Celti celebravano cerimonie in suo onore, invocando la sua benedizione per terre fertili, raccolti abbondanti e una prole sana. Le venivano fatte offerte di frutta, cereali e fiori per esprimere gratitudine e invocare le sue energie protettive e donatrici di prosperità e abbondanza.
I rituali dedicati a Danu venivano eseguiti in luoghi sacri come boschi, fiumi e colline, che si credeva fossero permeati dalla sua presenza. Questi luoghi sacri fungevano da spazi in cui la comunità celtica poteva entrare in contatto con l’essenza spirituale di Danu e cercare la sua guida e il suo sostegno divino.
Il rituale oggetto di questo articolo, utilizza la forza primordiale dell’acqua per lavare via le nostra pigrizia e insicurezza mentale, invocando la madre dei Tuatha Dé Danann come l’inarrestabile corrente sotterranea che essa nutre in silenzio.
È una pratica Wiccan di fluidità e centratura, strutturata per chi ha bisogno di ritrovare la propria sorgente interiore senza forzature in modo da ripartire con spirito e prospettive nuovi. Questa pratica non è legata solo a questo periodo dell’anno ma potete realizzarla (e vi assicuro con grande beneficio) tutte le volte che avete bisogno di fermarvi e riprendere un po’ voi stessi e la vostra via.
Non si prevedono lunazioni, ore o giorni particolari per mettere in pratica questo semplice rituale; il mio solo consiglio è, se riuscite, di farlo in mezzo alla natura.
Lo spazio di lavoro preparatelo seguendo il vostro gusto e il vostro credo.

Recuperatevi, quindi, il seguente materiale:

  • Una ciotola di terracotta o ceramica (materiali di terra) riempita di acqua fredda
  • Un ciottolo di fiume, levigato
  • Una candela bianca
  • Un accendino

Sedetevi a terra, a contatto diretto con il pavimento (o con l’erba di un prato o di un bosco) e accendete la candela davanti alla ciotola d’acqua.
Svolgete questo gesto con in piena sicurezza. Se fate la pratica all’esterno vi consiglio di utilizzare una candela di tipo ‘tealight’ che offrono una maggior sicurezza e sono facili da portare con voi nella vostra borsa dedicata al ‘lavoro’ magico.
Non c’è bisogno di tracciare cerchi: il vostro cerchio è il perimetro del vostro stesso respiro.
Poggiate i palmi delle vostre mani a terra e visualizzate la vostra energia che scende, fino a incontrare una falda acquifera sotterranea, fredda e placida. Quella falda rappresenta l’essenza di Danu.
Prendete il ciottolo di fiume nella mano dominante. Questa pietra ha passato secoli sotto la corrente, lasciandosi smussare senza opporre resistenza; è la sintesi perfetta della pazienza e della stabilità. Stringetela e, guardando il riflesso della fiamma sull’acqua, pronunciate l’invocazione con voce ferma, come una dichiarazione di intenti. Potete utilizzare queste parole o simili:

Danu, sorgente silenziosa e forza che erode la roccia,
richiamo in questo spazio la tua corrente profonda.
Sciogli la fretta, lava la resistenza, spezza la rigidità.
Io cedo il peso del controllo alla fluidità dell’acqua,
nutri le mie radici, riporta la calma nel mio centro.
Così sia.

Concentratevi e respirate a fondo; cercate di trasferire tutto quello che può rappresentare i vostri ostacoli mentali all’interno del ciottolo. Sentitene la sua durezza, il suo peso fisico.
Quando siete pronti, lasciatelo scivolare lentamente nella ciotola. Osservatene le increspature sulla superficie: il colpo netto della pietra viene immediatamente assorbito e trasformato in onde morbide che svaniscono nel nulla. L’acqua non combatte l’ostacolo, lo accoglie e lo supera.
Immergete le dita della mano abile nell’acqua, ormai caricata dalla vibrazione della pietra e dall’intento. Bagnatevi la fronte e i polsi (i punti di pulsazione), assorbendo fisicamente la frequenza del rallentamento e della chiarezza mentale.
Spegnete la candela e versate l’acqua in natura ai piedi di un albero o di una pianta.
Tenete il ciottolo e la candela, li potete riutilizzare per fare la stessa pratica, quando ne sentite il bisogno (può diventare una piacevole e utile abitudine, se ne trovate giovamento).

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