La notte

In questo mese, che ci porterà alle sacre ore del Samhain, volevo proporvi una serie di articoli dedicati alla notte e alle creature che da sempre la abitano, spogliandoli dalla loro veste folcloristica, e d’horror di serie B, per riscoprirle nel loro vero significato simbolico, archetipi e specchi delle nostre profonde pulsioni ‘selvagge’ e delle paure più profonde. Nei prossimi appuntamenti vi parlerò di vampiri, lupi mannari, banshee.. potenti e misteriose forze che hanno un posto importante in molte pratiche occulto / esoteriche.Questo primo appuntamento, però, lo volevo dedicare proprio alla notte, grembo intriso di suggestioni occulte ed esoteriche.Lontana dall’essere una semplice e passiva assenza di luce, la notte è il principio originario di tutte le cose. In quasi tutte le antiche cosmogonie, il buio precede la creazione: è il caos fertile, l’oceano primordiale da cui scaturisce ogni scintilla di vita.
Nella tradizione alchemica, questa fase oscura è conosciuta come nigredo, l’Opera (il maiuscolo per sottolinearne la ‘divina’ importanza) al nero. È il momento della dissoluzione, della putrefazione della materia grezza; un passaggio che può apparire spaventoso, ma che è strettamente necessario affinché la vera essenza possa essere liberata, purificata per, infine, rinascere.
Non esiste illuminazione che non affondi le proprie radici nell’oscurità più profonda ed è per questo che non è un caso che fin dagli albori dell’umanità le pratiche magiche, le iniziazioni e i rituali occulti abbiano trovato il loro ‘palcoscenico’ naturale proprio sotto il manto stellato.
Ma perché le energie notturne sono così fondamentali per chi percorre un sentiero esoterico? La risposta risiede nella natura stessa della polarità e nella profonda differenza vibrazionale tra il giorno e la notte.
Mentre l’energia solare diurna è attiva, elettrica, estroversa e legata all’azione nel mondo materiale tangibile, l’energia notturna, governata dalla Luna, è magnetica, recettiva, introversa e profondamente legata alle correnti inconsce.
È l’energia dell’incubazione magica. Per poter “ricevere” un’intuizione profonda, evocare una presenza o caricare un intento, il praticante ha bisogno di questo vuoto fertile. Come un seme ha bisogno del buio della terra per germogliare prima di spuntare alla luce, così l’atto magico necessita dell’oscurità per accumulare forza e struttura nel piano invisibile prima di manifestarsi in quello fisico.
Le ore della notte agiscono come un potente ‘solvente’ spirituale sui confini della realtà materiale, sciogliendo le intelaiature rigide dell’esperienza quotidiana e riducendo la distanza percepita tra la dimensione fisica e le sfere invisibili dell’esistenza.
Quando il sole tramonta e i contorni netti del mondo tangibile sfumano, le nostre certezze diurne iniziano a vacillare. Il clamore frenetico della razionalità e della quotidianità si spegne, lasciando spazio a un silenzio denso che spesso spaventa, perché ci costringe ad ascoltare. È nella notte che le maschere sociali, quelle che indossiamo per sopravvivere sotto la luce del sole, finalmente cadono. Ci ritroviamo nudi di fronte al nostro inconscio, al cospetto di quella che Carl Jung definiva la nostra “ombra”: quel vasto territorio della psiche dove releghiamo istinti, desideri e paure che non vogliamo o non possiamo accettare apertamente
Con l’addormentarsi della coscienza collettiva e il placarsi delle attività umane, il frenetico “rumore di fondo” del mondo si dissolve. Questo silenzio, prima ancora che acustico, è vibrazionale. Rende il velo tra i mondi tangibilmente più sottile, facilitando tutte quelle pratiche che richiedono un’espansione della percezione: la divinazione, il viaggio astrale, lo spiritismo e il lavoro con le energie sottili. Quando gli occhi fisici non hanno più nulla su cui aggrapparsi, il nostro ‘terzo occhio’ è costretto ad aprirsi, e la mente si sintonizza naturalmente sul piano astrale, dove simboli, archetipi e la magia stessa diventano la lingua madre.
Infine, l’oscurità offre protezione e sacralità. Se storicamente la notte nascondeva i praticanti delle antiche arti dai pericoli delle persecuzioni e dagli sguardi profani, a livello esoterico essa rappresenta il tempio interiore inaccessibile a chi non è iniziato.
Operare di notte significa compiere una scissione netta dal tempo ordinario e cronologico per entrare in un tempo sacro, un “non-tempo” liminale. Sotto le stelle (in senso reale e figurato), si abbandona l’identità mondana per rivestire i panni del mago o della strega, pronti a danzare con quelle stesse forze invisibili che per i profani restano solo ombre da temere.
Sotto l’influenza della Luna, anche quando questa non è visibile ai nostri occhi, la logica solare cede il passo all’intuizione. La notte modifica la nostra percezione della realtà: i sensi fisici si acuiscono per compensare la mancanza di vista, e con essi si risvegliano i nostri sensi sottili. Le barriere della mente razionale si abbassano, permettendoci di accedere a stati di coscienza alterati, ai sogni, alle visioni. È il tempo liminale per eccellenza, uno spazio di confine dove il velo tra i mondi si fa sottile, preparandoci a quella totale permeabilità che vivremo durante il Samhain.
Per comprendere davvero le entità che popolano queste ombre, di cui parleremo in modo approfondito nelle prossime settimane, dobbiamo prima compiere un passo fondamentale: imparare a sostare nel buio. Non si tratta soltanto dell’oscurità fisica della notte, ma anche di quella dimensione ombrosa che abita il profondo della nostra stessa anima, la quale spesso tendiamo a ignorare o a reprimere.
Dobbiamo addestrarci a rimanere in questo spazio privo di luce senza cedere al desiderio immediato di fuggire. Non dobbiamo temere la notte; dobbiamo riconoscerla per ciò che è realmente: la nostra grande e venerabile iniziatrice.  Imparando ad accogliere questa oscurità, riconoscendola e accettandola come una parte integrante, autentica e assolutamente sacra del nostro essere, potremo sviluppare la forza interiore necessaria per ‘guardare negli occhi’ le creature che la abitano. Solo attraverso questa intima integrazione saremo in grado di comprendere, con lucidità e senza alcuna paura, quali antichi poteri assopiti esse stiano cercando di risvegliare nel nostro spirito.

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