Il rituale delle orme che svaniscono
Mi auguro di cuore, miei cari lettori, che abbiate passato un sereno ferragosto.
Questa settimana vi voglio proporre una pratica particolare, adatta assolutamente a tutti, anche a chi non è solito occuparsi di magia. Lo definirei più un rituale volto a un attimo di riflessione o una ricerca di benessere mentale / psichico personale.
Infatti, quello che vi sto per descrivere, trova la sua vera utilità non nella “magia” intesa in senso soprannaturale, ma nella sua straordinaria potenza psicologica e simbolica. Agisce come un vero e proprio atto di catarsi, offrendo alla mente inconscia un’azione fisica e tangibile per sbloccare una situazione interiore stagnante e favorire il rilascio emotivo.
Questo rito si può uno strumento prezioso innanzitutto per l’elaborazione del lutto emotivo e il distacco. Risulta particolarmente efficace quando si ha la necessità vitale di lasciar andare un passato doloroso, come la fine di una relazione sentimentale profonda, un’amicizia tradita o un’offesa che continua a pesare sul cuore. Imprimere quel dolore specifico nella sabbia e vederlo fisicamente cancellare dall’acqua aiuta a metabolizzare il distacco, segnalando al cervello, attraverso un’immagine potente, che quel legame tossico è definitivamente sciolto. È, anche, una pratica perfetta per la chiusura dei cicli vitali e professionali. L’abbandono di un ambiente lavorativo logorante, un trasloco importante, o la fine di una fase di vita faticosa possono essere sigillati attraverso questa gestualità. Affidare al mare il peso delle vecchie identità permette di alleggerirsi, creando lo spazio mentale e spirituale necessario per accogliere il nuovo, senza trascinarsi dietro la zavorra delle abitudini ormai concluse. E, infine, si presta magnificamente per liberarsi da rancori, sensi di colpa e convinzioni limitanti. Molto spesso le persone trattengono tensioni interiori che impediscono loro di avanzare liberamente. Il gesto di concentrare tutto quel peso nei piedi per scaricarlo a terra serve a canalizzare la tensione accumulata fuori dal corpo. La visione dell’onda che spiana la battigia restituisce un immediato senso di azzeramento e purezza, una tabula rasa emotiva da cui ricominciare a camminare con una rinnovata e profonda leggerezza.
Non esistono momenti ideali per realizzare questo genere di pratiche; è essenziale, però, che siate in un momento che sia tutto per voi, senza troppa confusione attorno; vi consiglio, personalmente, di sfruttare le prime luci dell’alba o il tramonto
Non vi servirà materiale particolare, nemmeno le candele. Dovrete solo ricordarvi di portare con voi un piccolo dono simbolico per il mare (una manciata di petali freschi, una foglia o un pizzico di sale.. solo per farvi alcuni esempi).
In un vostro momento di intima e profonda riflessione personale, concedetevi il tempo di camminare a piedi nudi lungo la battigia, posizionandovi lungo quel confine sottile e in continuo movimento dove l’onda prima si infrange con dolcezza e poi si ritira verso il mare. Il vostro cammino, tuttavia, richiede una gestualità intenzionale e insolita: dovete procedere all’indietro, un passo dopo l’altro.
Avanzate con estrema lentezza e consapevolezza interiore, imprimendo a ogni movimento tutta la forza del vostro corpo, radicando e affondando intenzionalmente la pianta dei piedi nella sabbia umida.
Questo procedere all’indietro simboleggia fisicamente il distacco dal proprio vissuto. Quel ‘peso’ scaricato a terra è la vostra inquietudine e l’onda, arrivando, cancella quello che è stato permettendovi di ripartire.
A ogni passo, focalizzate nella mente e nel corpo il peso che volete rilasciare: un vecchio amore, un risentimento, una frustrazione professionale o un blocco emotivo. Immaginate che l’ansia e la pesantezza che provate scendano dalle spalle lungo le gambe, uscendo dalla pianta dei piedi e depositandosi direttamente nell’orma fresca.
Quando ritenete di aver finito di elaborare i vostri pensieri, voltatevi a guardare la sequenza di impronte che avete lasciato dietro di voi. Riconoscete quelle orme per ciò che sono: la testimonianza di un cammino percorso, che ora ha esaurito il suo scopo.
Poi rivolgetevi al mare e dite queste parole, o simili, con convinzione:
«Acqua delle origini, grembo che tutto accoglie:
affido a te il peso del mio cammino.
Ciò che ho impresso nella sabbia,
ora ti appartiene.
Sia l’onda a sciogliere il legame,
sia il mare a fare silenzio su ciò che è stato.
Compi il mutamento, restituiscimi alla leggerezza:
che la traccia svanisca, e con essa, il passato.»
Restate immobili per qualche tempo a osservare il ‘lavoro’ delle onde; l’acqua copre le vostre orme, entra nei solchi e la sabbia si appiattisce di nuovo. Mentre la spuma si ritira e la superficie torna perfettamente liscia, percepite il senso liberatorio di azzeramento: il passato impresso nella sabbia non esiste più nemmeno nel vostro vissuto: è stato assorbito, filtrato e disperso nella vastità del mare.
Chiudete questo rituale lanciando la vostra piccola offerta verso il mare aperto, in segno di ringraziamento e rispetto per la forza pulitrice dell’elemento Acqua.
Fate tre passi decisi verso la sabbia asciutta, allontanandovi dalla riva senza voltarvi indietro a controllare la battigia dove avete lasciato le vostre orme.
Camminando sulla sabbia asciutta, sentite la leggerezza dei vostri nuovi passi: dove c’era una traccia logorante, ora c’è solo uno spazio vuoto, pronto per essere riscritto.

