Santa Liberata: il rituale del filo reciso
Nel nostro scorso incontro abbiamo esplorato a fondo la figura di Santa Liberata, analizzandone, fra le altre cose, il ruolo di rilievo che riveste all’interno delle tradizioni magiche ed esoteriche.
Abbiamo visto che, al di là del mito religioso questa forza spirituale incarna il rifiuto del ruolo imposto (tema molto moderno): è la patrona di chi dice “No”, quando il mondo intero chiede di dire “Sì”, ed è la rappresentante della metamorfosi come difesa, insegnandoci a cambiare forma e a diventare “incompatibili” con chi cerca di sfruttarci o manipolarci.
La sua figura viene invocata, anche per spezzare le dipendenze affettive, i contratti capestro e i blocchi emotivi.
In questo solco si inserisce il rituale che vi descrivo in questo articolo il quale, ve lo dico subito, non serve a ‘fare del male’ o a mandare negatività a qualcuno. È un atto di autodifesa energetica: serve a ricucire il proprio strappo interiore e a recidere i cavi invisibili attraverso cui gli altri assorbono la nostra linfa vitale.
Non sono previsti, per questo atto di magia, particolari lunazioni, giorni o orari. Fatelo quando ne avete bisogno e vi sentite pronti.
Il materiale necessario a questa pratica è il seguente:
- Una candela bianca
- Un pezzo di spago grezzo o filo (circa 30 cm, di colore nero o rosso)
- Un paio di forbici affilate:
- Una manciata di sale grosso
- Un piccolo contenitore ignifugo (un posacenere va benissimo alla scopo)
- Un immagine o qualcosa che ricordi Santa Liberata (va bene anche un foglietto con il nome)
- Un accendino ( o un fiammifero)
- Un ripiano che possa farvi da supporto / altare
Preparate con attenzione e cura il vostro spazio di lavoro, facendolo in nome di Santa Liberata.
Create con il sale grosso un piccolo cerchio ( procedendo in senso orario) al centro del vostro altare; all’interno di esso metteteci la candela e l’immagine di Santa Liberata.
Questo gesto è una pratica comune per le pratiche di magia che coinvolgono i santi; serve per costruire un ideale ‘tempio’ (le mura sono rappresentate dalla protezione simbolica fornita dal sale) dedicato alla forza spirituale coinvolta nel rituale.
Concentratevi e visualizzate con nitidezza la situazione, la persona o la dinamica lavorativa da cui dovete liberarvi.
Prendete lo spago tra le mani e, per ogni emozione specifica o costrizione di cui sentite il peso (a esempio la paura di deludere, la manipolazione di qualcuno, l’ansia del lavoro… etc), fate un nodo stretto lungo il filo.
Avvolgete lo spago così annodato alla base della candela bianca e accendetela.
Respirate profondamente e rimanete qualche istante concentrati su voi stessi e sullo scopo del vostro ‘qui e ora’, poi rivolgete tutto il vostro pensiero alla santa e dite con fede queste parole (o simili):
“Santissima Liberata, tu che hai mutato la tua forma per spezzare le catene,
tu che hai scelto la tua strada contro il volere del mondo.
Ti chiamo come testimone e come forza.
Donami il coraggio di tagliare ciò che mi soffoca.
Che questo legame si spezzi, che la mia volontà torni sovrana,
che il mio cammino sia libero.
Così sia.”
Ora riprendete il vostro spago e impugnando la forbice con la vostra mano dominante, con tre gesti secchi e decisi, tagliate lo spago distruggendo i nodi.
Mentre eseguite questa azione pronunciate queste parole (o simili).
“Tutto è compiuto. Sono libero/a.”
Raccogliete i pezzi del filo (non lasciatene in giro nemmeno uno) e metteteli nel contenitore ignifugo. Prendete la candela, senza spegnerla, e con la fiamma date fuoco ai resti del filo.
Rimettete la candela al suo posto e aspettate che il filo smetta di bruciare rimanendo in compagnia di voi stessi e di Liberata.
Concludete il rito spegnendo la candela e affidando la cenere del vostro filo all’elemento Aria ( soffiate via, all’aperto o dal balcone ,le ceneri rimaste), simboleggiando la rottura definitiva dei vostri legami ‘tossici’.

