Radici

In questa notte di estate, una lieve brezza scuote la sera alleviando il caldo torrido di una lunga giornata. È il preannuncio di un breve temporale, il tempo giusto per fare il post per il blog.
Riflettevo sul percorso fatto fino qui, al migliaio di articoli che ho scritto per questo spazio in questi anni. Alcuni, devo ammettere, non erano scritti benissimo ma ho deciso di lasciarli così, imperfetti, per dare anche il senso del mio stato d’animo e del vissuto del momento. La scrittura, se vera e viva, mostra se sei stanco, euforico o svogliato.
La mia piccola veranda è un piacevole rifugio in momenti come questo. La solitudine è la compagna perfetta per scrivere e il mio vecchio portatile con Debian e FocusWriter sono da anni i complici perfetti di tutta la mia produzione. Mi trovo male con gli strumenti eccessivamente moderni, quelli che suggeriscono e correggono tutto. Del resto i miei primi articoli ‘seri’ ho cominciato a scriverli con un Olivetti ET 530…
Questo articolo rappresenta una piccola pausa dagli argomenti del blog, mi rendo conto. A volte, però è necessario fermarsi un attimo, riflettere su dove si sta andando guardando un po’ a fondo, nelle proprie radici.
Prima di mettermi a scrivere, questa sera, sono andato a vedere un bel concerto: il titolo era proprio «The roots» (le radici) una sonata per pianoforte e violoncello composta da Ezio Bosso. A parte la meravigliosa musica, quello che mi ha colpito è stata la genesi di questa sonata, che rappresenta una sorta di ‘testamento compositivo’, concepito in tre anni di intenso scavo interiore. La perdita del caro padre ha spinto l’artista a riflettere su cosa siano le radici: non catene che bloccano, ma fondamenta che permettono di comprendere da dove si arriva.
A questo punto, i più impazienti dei mie lettori, diranno: «si, vabbè, ma che centra con uno Stregone come te?».
C’entra tutto.
Spesso, quando si entra nel mondo della magia, si confonde il concetto di “radice” con quello di “tradizione rigida”. Si pensa che le radici siano i vecchi grimori, i lignaggi complessi o le regole inflessibili scritte da qualcun altro. Ricordo il mare di critiche (le più gentili parlavano di ‘superficialità cerimoniale’) quando scrissi il primo libro dedicato al percorso sinistro.
Ci si aggrappa a queste cose come se fossero ancore di salvezza, finendo però per trasformarle in quelle catene di cui parlava Bosso. Catene che bloccano a terra e impediscono di esprime la propria essenza. Ma, personalmente, ritengo che la magia, quella vera e viscerale, non funziona così.
Ezio Bosso ha dovuto attraversare il dolore della perdita, uno scavo interiore di tre anni, per comprendere che le radici sono le fondamenta da cui spiccare il volo.
Nel mio piccolo, anch’io ho dovuto affrontare una perdita: ho dovuto perdere l’illusione che la magia fosse qualcosa che si potesse comprare, accumulare o esibire per capirne il vero senso.
Sono caduto spesso nell’errore di cercare il potere esoterico racchiuso in un ciondolo costoso o in un raro incenso esotico, dimenticando la lezione più basilare di tutte: quello che ci circonda è già magia.
Tutto palpita, tutto respira, tutto è intimamente connesso. La magia non è un bene di consumo da esporre su un altare, ma la linfa stessa della realtà in cui camminiamo ogni giorno.
Se chiudo gli occhi e penso alle mie radici, la mente non va a nessun grimorio impolverato, ma vola dritta nel passato, a due figure silenziose e potenti: le mie nonne. Erano due fantastiche “streghe naturali”, anche se forse non avrebbero mai usato questa parola per definirsi. Erano autentiche maestre di erbe.
Non avevano bisogno di strumenti costosi o di altari affollati; il loro tempio non era chiuso tra quattro mura, ma si spalancava sui boschi del nostro Trentino, tra i pascoli d’alta quota e i sentieri rocciosi.
Conoscevano il linguaggio segreto delle foglie e delle radici: sapevano esattamente in quale fase lunare raccogliere i fiori dorati dell’arnica per farne unguenti, quando era il momento perfetto per far bollire le pigne di pino mugo o dove scovare l’achillea e la genziana.
Sapevano come curare il corpo e lo spirito con un decotto fumante e come ascoltare i sussurri della montagna senza mai forzarne i ritmi. Hanno praticato per tutta la vita una magia istintiva, pura, fatta di mani sporche di terra, di resina sulle dita e di sguardi rivolti alle vette.
È attraverso il loro ricordo che ho ritrovato la bussola. Loro mi hanno insegnato che il vero potere non si compra, ma si coltiva e si respira.
Ecco perché oggi posso dire che le mie vere radici, quelle che mi sostengono e mi permettono di spiccare il volo, non mi sono costate assolutamente nulla. Sono sempre state lì, nei gesti più semplici e antichi: guardare la luna spuntare da dietro il profilo delle montagne, ascoltare il canto degli uccelli prima che il bosco si svegli, camminare a piedi nudi sulla Terra, sentendone il respiro, sentire il calore del sole sul viso dopo il freddo del mattino, fidarsi del sussurro della propria intuizione.
Sono questi i momenti, interamente regalati da madre terra e dall’universo’ che mi ricordano da dove arrivo e dell’essenza della magia.
Se siete solo all’inizio del vostro percorso, non pensate mai di aver bisogno di un armadio pieno di oggetti magici per potervi definire uno stregone o una strega.
Non incatenatevi al superfluo: iniziate dalla natura, dalla curiosità… dal vostro cuore.
Costruite lì le vostre radici; il resto verrà a suo tempo.

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