L’anno del cavallo di fuoco

Per la tradizione cinese il 17 Febbraio segna l’inizio del Capodanno Lunare e ci traghetta in un’energia rara e dirompente: l’anno del ‘Cavallo di Fuoco’, un allineamento che si ripete soltanto una volta ogni 60 anni.
Prima di addentrarci nel suo significato profondo, è fondamentale capire dove ci troviamo nel tempo astronomico. Il calendario cinese non è una convenzione astratta, ma un calendario lunisolare: si basa sull’osservazione fattuale della posizione del Sole nel cielo e sulle fasi della Luna. È una danza tra i due grandi luminari, un ponte esatto tra l’energia attiva (il Sole, la razionalità) e l’energia ricettiva (la Luna, l’inconscio).
Poiché questo sistema definisce il mese lunare che contiene il solstizio d’Inverno come l’undicesimo mese, il capodanno cade solitamente sulla seconda Luna Nuova dopo il Solstizio. In questo periodo, l’oscurità simbolica della notte invernale viene scacciata dalla luce: fuochi d’artificio, candele e centinaia di lanterne di carta vengono accese per richiamare la fortuna e bandire le ombre dell’anno vecchio.
Ma cosa significa tutto questo per noi, “stregoni” occidentali, lontani dalle tradizioni del Sol Levante ma profondamente connessi alle correnti sotterranee della psiche?Per comprendere le vibrazioni che ci donerà quest’anno, prendiamo in prestito un’immagine poetica e potentissima.

Immaginate un puledro che si stacca dalla madre, correndo libero in un campo aperto. I suoi zoccoli sono d’oro, forgiati dal Dio del fuoco, temprati sulle braci su cui ha galoppato. È l’incarnazione del potenziale puro e selvaggio con cui tutti noi nasciamo. Ma quell’energia indomita, nel mondo materiale, spaventa. E così, come accade a molti di noi crescendo, quel puledro viene catturato. Non con pesanti catene, ma con la lenta assuefazione alle regole del mondo. Viene condotto via dalle pianure e inserito in un recinto. Giorno dopo giorno, viene addestrato a barattare la sua natura divina per una razione sicura di cibo e per gli applausi. Il campo aperto scompare, sostituito dalle geometrie rigide e polverose di un tendone.
È così che il puledro, ormai cresciuto, si ritrova al centro dell’arena. Le luci sono puntate su di lui. Riceve il comando supremo dal domatore, che incarna le aspettative della società, le convenzioni, o il nostro stesso censore razionale: “Salta attraverso il cerchio di fuoco!”. È l’azione che tutti si aspettano. È lo schema prestabilito, il trucco per cui è stato addestrato per anni.
Ma improvvisamente, sentendo il calore delle fiamme, il cavallo ricorda chi è. Compie l’inaspettato. Senza esitazione, balza verso l’alto, oltrepassando il cerchio, anziché attraversarlo.
Nessuno l’aveva previsto: né il domatore, né il maniscalco, né la folla. Il cavallo indossa una sella d’argento emersa da un inferno, non fabbricata da mani umane: è il suo equipaggiamento interiore, intatto. Mentre balza nel labirinto del futuro, con la criniera in fiamme e libero dai condizionamenti, la folla ammutolita grida: “Puoi fare qualsiasi cosa!“.

Questa piccolo storia non è solo una suggestione poetica.
Nella pratica esoterica e filosofica occidentale, non ci limitiamo a “subire” passivamente l’oroscopo, ma usiamo questi archetipi come chiavi di volta per la nostra evoluzione psicologica e spirituale. Il Cavallo di Fuoco è il simbolo perfetto della Volontà Indomita che si risveglia dal torpore dell’addestramento e spezza le catene della prevedibilità, portando con sé un insegnamento profondo da integrare in questo nuovo ciclo.
Il primo grande passo consiste nello smettere di saltare nei cerchi degli altri. Come abbiamo visto, il Domatore, che incarna la società, le aspettative familiari o il nostro stesso “Censore Psichico” razionale, ci addestra a credere che ci sia un solo modo per essere considerati validi. Ci convince che dobbiamo attraversare i cerchi di fuoco che ci vengono messi davanti per ricevere in cambio una razione di approvazione. Ma il Cavallo ci insegna l’arte del salto superiore: non siamo obbligati a eseguire il trucco che ci si aspetta da noi. Esiste sempre una terza via, una traiettoria non tracciata che possiamo e dobbiamo esplorare.
Per compiere questo salto inaspettato, tuttavia, dobbiamo ricordarci della nostra Forgia Divina. I metalli citati nel racconto, gli zoccoli d’oro e la sella d’argento, non sono metafore casuali, ma simboli puramente alchemici. L’oro rappresenta il Sole, la pura Volontà e l’Io superiore (il maiuscolo nei termini è voluto), mentre l’argento richiama la Luna, l’intuizione e l’inconscio profondo, forze che si fondono perfettamente nell’animale. Questo ci ricorda che non siamo equipaggiati con strumenti “creati dall’uomo”, ovvero con le convenzioni, i titoli e i ruoli sociali in cui ci hanno ingabbiato. La nostra essenza più intima e incorruttibile è l’unica dotazione di cui dobbiamo fidarci, perché è l’unica capace di resistere alle fiamme.
Ed è proprio il fuoco a rappresentare l’azione incontenibile che caratterizza questa energia. Elemento di trasmutazione per eccellenza, il fuoco brucia ciò che è stagnante e distrugge le illusioni del recinto in cui ci siamo lasciati rinchiudere. Questo, dunque, non è il momento per le riflessioni infinite, per la passività o per il timore di “scottarsi”. È un tempo di slanci, di decisioni fulminee prese d’istinto ma radicate, al contempo, in una profonda centratura interiore.
Il Capodanno Lunare ci ricorda che siamo noi a dover accendere i fuochi per disperdere il buio del Solstizio e le ombre della nostra stessa “arena” mentale. In questo anno del Cavallo di Fuoco, la vera magia non risiede nell’obbedire perfettamente alle regole per compiacere la folla, ma nell’usare la potenza delle nostre fiamme interiori per saltare oltre il recinto.

Lasciamo che l’inaspettato diventi la nostra firma.

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