La dendromanzia

Chi è solito ‘leggermi’ sa del mio profondo legame con la natura, con gli alberi e con il bosco. Passeggiare nella natura offre rifugio, pace e soprattutto un fuga dai problemi di tutti i giorni, dove la mente può trovare finalmente riposo. Ma il bosco non è un giardino. È un santuario antico, un tribunale silenzioso abitato dalle intelligenze più antiche del pianeta.
La dendromanzia non è l’arte di “parlare” con gli alberi, perché gli alberi non usano le parole degli uomini. È l’arte di imparare ad ascoltare il linguaggio del tempo, del vento e dell’abisso. È la pratica di chi ha il coraggio di interrogare l’asse del mondo (mi piace moltissimo questo concetto) e di accoglierne i responsi, per quanto incomprensibili e spietati possano apparire alla mente razionale. Per praticare la vera arte divinatoria attraverso gli alberi dobbiamo spogliarci della nostra arroganza umana e riconoscere la sacralità dell’ecosistema dove ci troviamo.
L’albero è l’unico essere che abita tre dimensioni simultaneamente. Le sue radici si nutrono nel mondo ctonio, il regno dell’ombra, dei defunti e della memoria in decomposizione. Il suo tronco dimora nel piano materiale, il mondo dell’uomo e del presente. Le sue fronde si protendono verso l’alto, captando le correnti astrali e il linguaggio dei cieli. Interrogare un albero significa avere accesso a una linea di comunicazione diretta tra l’oltretomba e il divino.
Questa arte divinatoria riprende l’eredità di Dodona (la sede del più antico e venerato oracolo dell’antica Grecia, situato nella regione dell’Epiro,) dove non si leggevano le viscere degli animali o la disposizione delle stelle. I sacerdoti (e in seguito le sacerdotesse, chiamate Peleiadi, ovvero “colombe”) ascoltavano il vento. Interpretavano la volontà di Zeus decodificando il fruscio delle foglie di una gigantesca quercia sacra, il rumore dei rami che si sfregavano tra loro e il tintinnio dei calderoni di bronzo appesi alle fronde e percossi dalla brezza.
L’antica saggezza non si legge nelle cortecce come fossero libri stampati. Si manifesta nel movimento. È il modo in cui il vento, spirito invisibile, decide di percuotere le foglie di una Quercia secolare. È il gemito del legno sotto sforzo, il ramo che si spezza improvvisamente nel silenzio, l’ombra che si allunga al tramonto. Il dendromante svuota la propria mente, diventa un ricevitore puro e decodifica queste vibrazioni fisiche in intuizioni folgoranti.
L’uomo ha fretta, l’albero no. Una divinazione nel bosco richiede un rallentamento radicale dei propri ritmi biologici. Non si entra in una foresta chiedendo risposte immediate ai propri capricci mondani. Ci si siede alla base del tronco, si appoggia la spina dorsale alla corteccia per allineare il proprio sistema nervoso a quello della pianta, e si attende. Il responso arriva solo quando il battito cardiaco dell’operatore si sintonizza con il respiro lento della linfa.
Il responso non arriverà come una voce nella testa, ma attraverso il mondo fisico, dobbiamo tenere i sensi all’erta.

  • Se, dopo la domanda, il vento si alza all’improvviso agitando solo le fronde del tuo albero (o se un fremito lo percorre in assenza di vento), è un *Sì* potente, una conferma di presenza e di via libera.
  • Un ramo che cade improvvisamente nelle vicinanze, o il legno che emette uno scricchiolio forte e teso, è un monito severo. Un *No* categorico, un avvertimento a fermarsi o a cambiare rotta.
  • L’apparizione improvvisa di un animale sul tronco o tra le radici subito dopo la domanda (un ragno, un corvo, un serpente, uno scoiattolo) è parte integrante del responso e andrà interpretata secondo la simbologia dell’animale stesso.
  • A volte, il responso aggira i sensi fisici e, grazie al contatto spinale prolungato con la corteccia, si manifesta come un’immagine improvvisa e vivida che “buca” lo schermo della nostra  mente. 


Non spezzare ciò che non puoi riparare. Non chiedere ciò che non sei pronto a ricambiare.

Avvicinarsi agli alberi come oracoli esige il rispetto del Patto. Il genius loci silvano è generoso ma severo. Se cerchi una visione, un consiglio o una protezione da un antico faggio o da un tasso millenario, non puoi presentarti a mani vuote. L’acqua pura versata sulle radici, un pugno di tabacco lasciato alla base, il silenzio mantenuto con devozione: questa è la valuta con cui si paga il responso.
La dendromanzia, in ultima analisi, è un atto di umiltà. Ci ricorda che prima dei nostri altari, prima dei nostri grimori e prima delle nostre candele, c’erano loro: i guardiani immobili, i testimoni silenziosi, i padroni del Sangue Verde.

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